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Fabrizio Bianchi Castello di Monsanto 2012

FABRIZIO BIANCHI, IL LATO BIANCO DI MONSANTO

Parafrasando un vecchio detto si può dire che ad ogni regola corrisponde sempre un’eccezione. Nella Toscana vinicola le eccezioni sono i vini bianchi, ad esclusione di Sua Maestà “la Vernaccia”. È Troppo anziana come Docg per poterla sminuire, così come si confà con i reali di alto lignaggio.

L’azienda Castello di Monsanto necessita di poche presentazioni vista la lunga presenza nel Chianti Classico. Sono due le date importanti, la prima vendemmia fatta nel 1962, e il 1980 anno in cui si realizzò il desiderio del patron Fabrizio Bianchi di creare un vino bianco. Un’eccezione a conferma della regola del dominio di vino rosso in Toscana.

CHARDONNAY, UNO STRANIERO IN TOSCANA

Castello di Monsanto Fabrizio Bianchi 2012

Anche la scelta del vitigno non è un caso, visto che lo Chardonnay è IL classico vitigno internazionale per eccellenza. Allora perchè non provare a coltivarlo anche nel Chianti Classico? Inutile nascondere che dal lontano 1980 ad oggi la scommessa è stata ampiamente vinta!

E pensare che l’inizio del progetto parte da più lontano, precisamente dal 1974, anno in cui venne impiantato il nuovo vigneto Valdigallo atto a produrre lo Chardonnay in purezza. Altri dati significativi del vigneto sono l’estensione di 3,5 ettari, la posizione a nord-est e l’altezza di 260 m slm. Vediamo, quindi, se questo Chardonnay del Fabrizio Bianchi possa dire la sua nel profondo mare di Sangiovese in cui è circondato.

FABRIZIO BIANCHI CHARDONNAY 2012

Castello di Monsanto Fabrizio Bianchi 2012

Il calice rapisce la vista grazie al bel giallo dorato di interessante carica cromatica. Segue una particolare consistenza che sembra avvolgere il bicchiere con un fare che dà “cenni d’untuosità”.

Essendo una vendemmia 2012 il luminoso color oro è in linea con l’annata, il vitigno e l’invecchiamento di almeno due anni in bottiglia prima della vendita. Portando il calice al naso è chiaro e distintivo il solco olfattivo creato da ananas, pera ed agrumi non eccessivamente aspri. Trovano poi un contraltare in altrettante sensazioni floreali ed erbacee che riportano a fiori gialli come mimosa e ginestra. In secondo piano, inoltre, si riconoscono una discreta mineralità, accompagnata da alcune note “burrose”, tutto chiuso all’interno di un cerchio speziato fatto di noce moscata e zafferano.

Non si fa notare per la sua intensità ma di certo per la propria finezza e complessità. Quando si passa al palato la sapidità si prende il ruolo di primadonna, portando con sè anche un’interessante spalla acida che conferisce freschezza ed una bella salivazione.

È VERAMENTE INTERESSANTE QUESTO CHARDONNAY

Le sensazioni non finiscono solo con le parti dure ( freschezza e sapidità ) ma vengono bilanciate dalle parti morbide. Ritroviamo quella grassezza individuata al naso, che vira verso la fine della beva in un agrumato leggermente amaricante. L’insieme è elegante e fine, come è lecito attendersi da uno Chardonnay ben fatto. Ma il Fabrizio Bianchi è anche ben fatto, nonostante una leggera prevalenza delle parti dure.

E’ un vino che ha una persistenza che non ci lascia subito ma che dura il tempo utile per lasciare un bel ricordo di sé. Ha un lungo cammino di fronte. Il Fabrizio Bianchi potrà esprimersi ancora per qualche anno vista la struttura importante e le spalle larghe che lo sorreggono. Stesso discorso per l’armonia. Il vino è già armonico visto che non ha difetti. Inoltre si pregia del suo equilibrio e dell’essere completo in ogni sua caratteristica.

Un bel esempio per tenere alta la bandiera dei vini bianchi toscani troppo spesso dimenticati a scapito dei fratelli maggiori con la maglia rossa!

Per info: Castello di Monsanto | Barberino Val d’Elsa ( FI ) | www.castellodimonsanto.it

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

12 Aprile 2016. © Riproduzione riservata

 

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