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Il MIO Vinitaly 2016

VINITALY, TANTA QUALITÀ E PERSONE DI CUORE

Ingresso Vinitaly 2016

Per il mio primo Vinitaly da operatore del settore mi ero immaginato una scaletta di visite, ben pensata e compilata e, puntualmente, disattesa in parte. Era prevedibile in quanto è bello perdersi nei meandri del coinvolgimento dei racconti delle varie aziende vinicole e incontrare tutte quelle persone che danno l’anima per il vino! Ma anche perdersi nel caos di persone, in quanto sembra che l’affluenza a questo Vinitaly sia stata molto alta. Anche se, forse, poteva essere meglio gestita.

Il fulcro del gioco resta il vino con i suoi protagonisti. Quando si visita una piccola cantina, soprattutto se meno blasonata o conosciuta, si entra in una dimensione di gestione familiare, frutto di sacrifici, sforzi, investimenti  e continuità generazionale che ben fa sperare per il futuro salutare del vino.

Il mio intento al Vinitaly era di entrare in contatto con il mondo vinicolo “passionale” che produce poche bottiglie. A volte senza neppure una copertura nazionale, sperimentando cosa possa esserci dietro il paravento dei nomi altisonanti e conosciuti dalla massa.

LONTANO DALLA TOSCANA HO TROVATO GRANDI COSE

Il leitmotiv del mio Vinitaly era uno solo. Uscire dai confini della “bambagia toscana” e puntare la bussola verso regioni più lontane. Non certo per rinnegare le origini, lungi da me, ma mi sembrava corretto ampliare le vedute verso lidi più lontani o meno conosciuti. Ovvio che le intenzioni iniziali si siano ridimensionate di molto con il passare delle ore, lasciandomi vagare attraverso poche regioni. Sicilia, Friuli, Marche, un assaggio di Lombardia e Sardegna e la chiusura con la mia adorata Toscana. Mi dispiace di non essere riuscito ad incontrare molte altre aziende selezionate e che avrebbero meritato una visita speciale. Sarà per la prossima occasione. Ma adesso passiamo alla cronaca!

SICILIA, INIZIAMO DA QUA

Calcagno Vini – www.vinicalcagno.it

Calcagno Vini

Prima visita del Vinitaly in un’azienda in piena filosofia con quanto anticipato prima. Piccola realtà a gestione familiare della zona di Passopisciaro nel versante Nord-Est dell’Etna che da 10 anni circa porta avanti la coltivazione delle vigne di famiglia. La produzione segue ogni tipologia di Etna Doc con le varianti Bianco, Rosato e Rosso. Il segno distintivo dell’azienda è il totale rispetto dell’ambiente naturale. Non si parla di viticoltura biologica o bio-dinamica ma, semplicemente, di “rispetto della terra”. Forse questo è un vanto ancor più grande di qualsiasi genere di certificazione. Ho avuto modo di degustare i 3 vini in foto. Diamogli la giusta attenzione che meritano.

Etna Bianco Carricante: uvaggio all’80% di Carricante e 20% di Grecanico. La sensazione al naso ed al palato di frutti a polpa gialla come pesca e albicocca è ben presente, rendendo il vino tendente all’aromatico e ben piacevole alla beva. Si percepisce inoltre un sentore di ginestra, oltre a un leggero agrume in sottofondo. E’ un vino fresco e discretamente sapido.

DOPO IL BIANCO, ARRIVANO ROSSO E ROSATO

Etna Rosato Arcuria: la compisizione del vino è quasi totalmente Nerello Mascalese con un accenno di Nerello Cappuccio. Ha un bel colore rosa cerasuolo che anticipa la particolare eleganza del vino. Guarda maggiormente ad un vino rosso grazie ai suoi sentori di fragola, lampone e ciliegia. Non invadono eccessivamente il palato con le tendenze tanniche. Lascia quindi spazio anche alla freschezza. È vinificato con bassissimo contatto con le bucce a bacca rossa. Per questo mantiene alcune caratteristiche di un bianco, portando carattere, eleganza e struttura di un buon rosso.

Etna Rosso Arcuria:  uvaggio simile al Rosato con Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. La struttura ed il corpo sono, ovviamente, da vino rosso ed il tannino si fa sentire. E’ presente, avvolge il palato ma non al punto da rovinare l’insieme. Vengono fuori in modo preciso e netto i frutti rossi che virano verso il maturo, così come la mineralità ben percepibile. E’ un vino di corpo che ha dalla sua una beva piacevole.

Un sentito ringraziamento, infine, all’estrema ospitalità e cortesia dimostrate in questo Vinitaly. Grazie!

SICILIA OVEST, A CAMPOREALE

Alessandro di Camporeale – www.alessandrodicamporeale.it

Alessandro di Camporeale

Stesso padiglione al Vinitaly ma cambio di versante della Sicilia. Mi sposto verso Palermo, più precisamente nella zona di Camporeale, nella contrada di Mandranova. È caratterizzata per l’altezza di circa 400 m slm su quasi tutti i 35 ettari dei vigneti. Non mi dilungo sul territorio, basti solo sapere che, dando uno sguardo sul sito aziendale, si vedono foto di vallate e colline  meravigliose. È importante invece sottolineare che tutte le operazioni sulle piante vengono effettuate manualmente secondo i dettami dell’agricoltura biologica. Anche lo stesso stand del Vinitaly testimonia queste attenzioni grazie alla completa realizzazione in legno.

Grillo vigna di Mandranova: vino caratterizzato da una particolare aromaticità, sia al naso che al palato. Non è affatto strano riscontrare somiglianze con un suo simile del nord, il gewurztraminer. Ciò che esplode in intensità e complessità sono i sentori di frutti dolci come mango, pesca ed agrumi freschi. Ha una sapidità interessante che va a braccetto con una freschezza degna di nota. E’ un vino tutto sommato fine, equilibrato e fresco che denota anche una persistenza interessante.

IL SYRAH SI È BEN AMBIENTATO IN SICILIA

Alessandro di Camporeale Kaid SyrahKaid Syrah: vigneto impiantato nel 1989 con prima vendemmia dal 2000. Il Syrah è riuscito a trovare un’ideale collocazione nella zona. Questo avvicina la Sicilia alla Toscana, in cui Cortona rappresenta un altro bel areale di elezione del Syrah.

In degustazione è l’annata 2013 con affinamento di circa 12 mesi in vari formati di botte di rovere francese e ulteriore periodo in bottiglia.

Il contributo del legno è evidente ma non fastidioso visto che apporta un particolare tostato che ben si lega con le altre caratteristiche organolettiche. Ha un tannino elegante, fine che porta con sè un corpo fruttato maturo e deciso di ribes, mora e cilegia. Persistenza importante con tocco finale speziato ed evoluto.

RITORNO SULL’ETNA, A RANDAZZO

logo-terre-nere

Avevo già degustato un prodotto dell’azienda, il loro bianco base Etna Bianco Doc ( qua il link per chi volesse approfondire la lettura: http://vinoperpassione.com/tenuta-terre-nere-etna-bianco-2014/ ). Nella visita al Vinitaly ho cercato di dedicarmi ai “cru” prodotti da particolari contrade e differenti vigneti.

Un piccolo accenno all’azienda posta in zona Randazzo, quindi sul versante Nord dell’Etna, coprendo una superfici vitata di 27 ettari. La vera particolarità sono le viti con età compresa tra 50 e 100 anni, oltre al quel fazzoletto inferiore ad un ettaro con piante a piede franco, precedenti alla venuta della fillossera, con circa 130-140 anni di vita.

Tenuta Terre Nere

Etna Bianco Santo Spirito 2014: Santo Spirito è una delle contrade di produzione dell’azienda da cui derivano sia bianco che rosso, entrambi Etna Doc. La composizione è all’85% di Carricante a cui fanno da supporto Grecanico e Catarratto. Interessante e degna di nota la mineralità espressa che si lega alla carica agrumata ( pompelmo, arancia rossa ), allo speziato con ricordi dolci e ad una sapidità forte e durevole. E’ un vino di bella freschezza che non manca di marcare presenza anche alla casella persistenza.

DAL BIANCO AL ROSSO

Tenuta Terre Nere Sotto Spirito

Etna Rosso Santo Spirito 2014: stessa zona del bianco ma con particolare evoluzione. Il vitigno principe è il Nerello Mascalese supportato da un pizzico di Nerello Cappuccio, mentre l’affinamento è di 16-18 mesi in botti di vario formato. Al naso si esprime subito con buone intensità e finezza.

Ha un aspetto elegante che porta frutti rossi tendenti al maturo, un poco di liquirizia, tostatura non invadente con ricordi di finissimo tabacco. Al palato, invece, è piacevole grazie ad un tannino che lega il tutto elevando il corpo ed il carattere del vino. Persistenza interessante.

QUESTA È PROPRIO UNA RARITÀ

Tenuta Terre Nere Prephylloxera

Etna Rosso Prephylloxera 2014: con questo vino siamo su livelli molto importanti. Come detto prima proviene da un vigneto a piede franco, non colpito dalla fillossera e con età di circa 130-140 anni. In sostanza più unico che raro. Il vitigno e l’affinamento sono i soliti del precedente ma i risultati sono elevati all’ennesima potenza. Al naso è un ‘esplosione di profumi da evoluzione come liquirizia, tabacco, cacao e spezie che anticipano i frutti tra il maturo ed il macerato che sono ancora vivi e pulsanti.

Ogni sensazione raggiunge livelli ottimi di intensità e complessità ma ancor meglio per finezza ed eleganza. Al palato il re indiscusso è il tannino: elegante, fine, ammaliante. Dopo poco esplode in bocca il frutto che dà quella carica e forza che rimane ben impressa. E’ lungo, persistente e verso il finale si continuano a percepire il cioccolato e la liquirizia. E’ giovane, molto giovane e chissà cosa potrà esprimere tra 10-15 anni. Complimenti, probabilmente uno dei migliori degustati al Vinitaly.

DA SUD A NORD, BENVENUTO FRIULI!

Azienda Agricola Il Roncal – www.ilroncal.it

Cantina relativamente giovane con 30 anni di storia e 20 ettari vicini a Cividale del Friuli, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. I presupposti di bellezza ci sono, vediamo se anche i vini mantengono le promesse. La produzione di vini è caratterizzata da una bassa resa per ettaro ( 70 qt/ettaro ). 

L’obiettivo di mantenere una qualità di alto livello, spaziando attraverso cavalli di razza internazionali ( Merlot, Sauvignon e Cabernet Franc ) fino alle vere perle del Friuli ( Ribolla Gialla, Friulano, Refosco e Pignolo ). Inoltre mi sento in dovere di ringraziare la proprietaria Martina Moreale che, con grande precisione e passione, mi ha accompagnato nella degustazione dei suoi prodotti. Infatti solo al Vinitaly si ha la possibilità di conoscere così a fondo le aziende.

Il Roncal Sauvignon

Sauvignon 2015: importante precisare che il vino degustato fosse un campione di vasca d’acciaio. Il vigneto ha circa 20 anni d’età ed il vino segue solo un breve affinamento in bottiglia di circa 3 mesi. E’ un vino di facile beva, direi immediato e subito amichevole. Ha un bel colore giallo paglierino con spiccati profumi di frutti dolci, di erbaceo e fiori tendenti al verde, al raspo. E’ particolarmente fresco, dà una bella salivazione mentre abbassa il livello su sapidità e persistenza. Da ultimo sottolineare che ha una mineralità giusta anche se non perfettamente in linea con il vitigno. Deve ancora farsi e crescere, tra qualche mese sarà perfetto.

RIBOLLA GIALLA, IL VITIGNO DELLA GENTE

Il Roncal Ribolla Gialla

Ribolla Gialla 2015: vigneto piantato nel 2005, per cui giovane ed ancora in fase di maturazione. Ha lo stesso affinamento in acciaio del Sauvignon e si differenzia per la maggiore tendenza a esprimere sentori di frutti a polpa gialla come albicocca e pesca, fiori freschi di campo, mentre si presenta equilibrato nella sua freschezza e sapidità. Ha una discreta persistenza mentre non riesce a tenere il passo del Sauvignon. Il vino è valido ma la Ribolla non può competere contro un Sauvignon ben fatto e dall’ampio margine di miglioramento.

ADESSO UN ROSSO FRIULANO

Il Roncal Pignolo

 Pignolo 2009: si cambia tono e regime con il Pignolo. E’ un vitigno che dà sempre lega il proprio nome con il Friuli, così come pregiato è il trattamento che gli viene riconosciuto. La prima particolarità è l’appassimento conferito a circa il 20% delle uve per 30 giorni: successivamente subisce un affinamento di 48 mesi in barriques di rovere, seguito da un periodo in vasca di acciaio e ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia.

Al naso si apre subito con particolari sentori di affinamento e di evoluzione: liquirizia, tabacco, cuoio, frutti rossi e neri macerati con pizzico di sottospirito, spezie ( cannella e chiodi di garofano ). Al palato dimostra tutto il suo corpo ma anche un tannino reso gentile dal lungo passaggio in legno. È un tannino rotondo come il vino è morbido e perfetto per assecondare il palato con la propria struttura. Chiude con una persistenza lunga e superiore ai 10 secondi. Bello, bello, bello!

DA PETRUSSA, A PREPOTTO

  p_logo100a – www.petrussa.it

L’azienda compie 30 anni di attività e si posiziona di diritto nella classifica delle aziende a gestione familiare che portano avanti una tradizione di generazioni precedenti con la volontà di fare qualità e vino fatto bene . Gli ettari vitati sono 10 e la produzione arriva a circa 50 mila bottiglie all’anno.

Petrussa Ribolla Gialla

Ribolla Gialla 2015: è vinificato in purezza con uve da vigne di 30 – 35 anni d’età. Ha una bella personalità con intensità di profumi che si caratterizza per una nota vegetale ben presente, agrumi, mela e pera e un leggero ricordo di fiori freschi. Bella la freschezza che lascia nel palato così come la bocca agrumata che risale nel finale. Non ha moltissima sapidità ma si lascia apprezzare con una discreta persistenza.

LO SCHIOPPETTINO HA IL SUO PERCHÈ

Petrussa Schioppettino

Schiopettino di Prepotto 2012: l’uva Schioppettino è anch’essa legata in modo indissolubile al Friuli ancorandone la proprie origini da secoli lontani. E’ un vitigno tradizionale per l’azienda Petrussa che da anni porta avanti la sua vinificazione. Viene trattato come si conviene a vitigni importanti con 18 mesi di affinamento in barriques e successivi 8 mesi in bottiglia. Interessante il fatto che vengano differenziate le barriques tra nuove, primo e secondo passaggio.

Si presenta rosso rubino luminoso e vivo con nota ematica abbastanza importante, frutti rossi maturi che stanno virando sul macerato ( lampone, ciliegia e mora ) pur mantenendo una loro piena vivacità. Si riconosce, inoltre, un bel sentore speziato. E’ un vino caldo, morbido con un tannino presente ma gentile al palato che resta pulito, vellutato e con una leggera mineralità di sottofondo che ritorna assieme al fruttato maturo.

POI DIRETTI A CORMÒNS, DA DRIUS

 logobk  – www.driusmauro.it

Siamo sempre in Friuli ma in zona Cormòns per questa piccola azienda a gestione familiare che porta avanti da generazioni la viticoltura nel loro territorio d’origine. La produzione attraversa due territori di estrema importanza del Friuli. Sono Isonzo e Collio per una produzione di circa 50 mila bottiglie su 15 ettari vitati. Per questo Vinitaly ho deciso di concentrarmi alla produzione dei bianchi.

Drius Mauro

Pinot Bianco 2014: ha una particolare eleganza e finezza che partono fin dal colore, giallo paglierino “delicato” alla vista. Le note fruttate ed agrumate sono lievi e fini sia al naso che al palato. Ha una bella freschezza, mentre è meno presente sul fronte della sapidità.

Pinot Grigio 2014: il colore è molto simile al Pinot Bianco mentre si discosta al naso ed al palato. Ha maggiore presenza e struttura, un carattere più deciso e maggiore “morbidezza” . La sensazione fruttata è più spiccata e riesce a dare più corpo al vino che cede un poco di finezza ed eleganza.

Chardonnay 2014: fin dal giallo dorato si ritrovano molte caratteristiche tipiche dello Chardonnay. La nota di banana, mela e pera sono meno percepibili del solito ma supportati da una traccia “burrosa” e vanigliata che lega bene l’insieme. Piacevole anche il fine sentore erbaceo che resta in sottofondo. Ha una bella freschezza e resta nel palato con interessante persistenza.

LIS NERIS, PERLA DELL’INSONZO

logo  – www.lisneris.it 

Scendendo a sud-est e non molto distante da Cormòns si arriva a San Lorenzo Isontino, patria della cantina Lis Neris. Mi dilungerò poco nella storia dell’azienda che avrò piacere di approfondire in futuro, se non per ricordare la perfetta accoglienza ricevuta allo stand del Vinitaly. La curiosità era rivolta ad un vino unico ( non di certo perchè gli altri non valessero la degustazione ) per la sua particolarissima composizione. Un vero “tridente d’attacco” composto da Chardonnay, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio.

LIS 2013 PER INIZIARE

Lis Neris Lis

Lis 2013: il trittico di vitigni non ha mai una percentuale fissa in quanto ogni annata dà spazio a contributi diversi per ogni vitigno. Le tre varietà vengono affinate separatamente per circa 11 mesi, in botti di rovere da 500 litri. Vengono poi assemblate e continuano l’affinamento in bottiglia per altri 12 mesi.

Si presenta giallo paglierino carico e luminoso. Al naso riesce a far esplodere i profumi che, nel loro insieme, sono fini e ben miscelati.

Si sentono le varie caratterizzazioni: il fruttato dolce dello Chardonnay ( banana e pera ), l’erbaceo tipico del Sauvignon e la finezza aromatica tipica del Pinot Grigio, con un filo fatto di spezie dolci che lega l’insieme.

Al palato si fa riconoscere con un’entrata calda ( 14 gradi ) ma al tempo resta fresco per la bella salivazione e denota una complessità aromatica invidiabile. E’ evidente il tocco elegante dato dallo Chardonnay e dall’affinamento in legno. Ha un che di leggerissima vaniglia che condisce l’insieme, oltre ad un agrumato dolce che asciuga il palato. La sapidità è presente ed il gusto rimane persistente e riconoscibile in bocca per parecchi secondi.

CHE MERAVIGLIA LA 2006

Lis Neris Lis

Lis 2006: siamo sui livelli evoluti ed elevati all’ennesima potenza rispetto all’annata 2013. Già il colore che è giallo dorato intenso, luminoso ed ancora vivo ci fa da specchio delle sue qualità. Migliora anche la consistenza che è maggiore, causa anche un invecchiamento non da poco per un vino bianco. L’evoluzione al naso porta maturità, fatta di bouquet di frutti che sembrano quasi canditi, sicuramente molto maturi, e sono distinguibili spezie come la cannella ed il pepe bianco.

Il tempo passato conferisce una sensazione agrumata che si avvicina all’arancia candita. La struttura è di corpo, ben presente e supportato da una freschezza e sapidità che sono ancora lì a dimostrazione dell’ottima capacità di invecchiamento del vino. Finisce con un tocco di tostato e frutta secca come ultima sensazione di una persistenza lunga e prolungata. Che meraviglia!

LOMBARDIA, UN SOLO ASSAGGIO

CàMaiol – www.camaiol.it

CàMaiol è un’azienda di primaria importanza nella zona di Lugana, nata nel 1967 e che può vantare un’estensione di 140 ettari vitati dai quali produce circa 1,5 milioni di bottiglie. Il vino degustato fa parte della loro linea Selezione e può essere annoverato tra i cavalli di razza della cantina.

CàMaiol Fabio Contato Lugana

Fabio Contato Lugana 2012 D.o.p.: il vitigno di partenza è esclusivamente Trebbiano di Lugana, pertanto si parla di un vitigno autoctono della zona e largamente usato per la produzione dell’ormai celebre bianco del Garda. Il vino subisce un affinamento di 6 mesi in barriques di rovere francese e di altri 3 mesi in bottiglia. Il colpo d’occhio è rapito da un bel giallo dorato, intenso e supportato da una discreta consistenza.

E’ subito riconoscibile un deciso sentore di frutti tropicali, banana e pera che si portano sulle spalle una leggera tendenza al candito. Si riconoscono spezie dolci, un leggero tostato ed un accenno di vaniglia. Al palato si presenta con un’importante carica aromatica, a scapito della freschezza che resta in secondo piano, mentre resta su buoni livelli la sapidità. Le sensazioni si chiudono con un legame amaricante oltre ad avere una persistenza prolungata. Molto interessante.

SEMPRE OSPITALI NELLE MARCHE

Azienda Vinicola Terracruda – www.terracruda.it

Il titolo introduttivo non è scelto a caso vista la particolare accoglienza ricevuta allo stand dell’azienda. Nasce a Fratte Rosa, in provincia di Pesaro Urbino, in pieno incrocio tra le valli del Metauro e del Cesano in cui si producono contemporaneamente tre diverse DOC. Ho degustato due varianti del Bianchello del Metauro Doc, i quale riesce a trovare grande espressione all’interno del Campodarchi dell’azienda Terracruda.

Terracruda Campodarchi

Campodarchi Argento 2013: come detto prima il vitigno utilizzato è Bianchello che fa parte della famiglia del Trebbiano di cui si crede possa essere un antenato. Ha un affinamento in gran parte in acciaio per circa 12/18 mesi mentre una piccola parcella viene affinata in barriques e successivamente altri 12 mesi in bottiglia.

Ha un colore tra giallo paglierino e dorato ed esprime una bella carica di frutti gialli dolci come ananas, pompelmo e frutti esotici, uniti anche ad una piacevole sensazione floreale con spunti delicati. E’ un vino di corpo che sprigiona freschezza, mineralità e sapidità a buon livello. Ha un finale che sprigiona tutto il corpo agrumato ma con tocco dolce. Infine la persistenza che si pone su livelli medio-alti.

L’ORO SI SA, È IL PIÚ NOBILE

Campodarchi Oro 2012: non cambia uvaggio ma metodo di vinificazione. Nella selezione Oro la vinificazione avviene sempre per 12/18 mesi ma totalmente in barriques a cui segue comunque il periodo di 12 mesi in bottiglia. La diversa vinificazione si intuisce fin da subito dal colore, più dorato, profondo e carico che nel Campodarchi Argento.

Migliora anche il corpo generale del vino che assume ancora più struttura elevando il fruttato verso note di tostatura, candito e vaniglia finissima. Assumono più importanza anche le spezie che al naso ed al palato si fanno più “decise” e complesse. E’ un vino che esprime un equilibrio invidiabile in quanto riesce a bilanciare freschezza, sapidità, morbidezza e calore in modo molto preciso. Ha una spalla acida ben presente che gli permetterà di portare avanti il proprio equilibrio per molti anni ancora.

Grazie ancora e dopo il Vinitaly spero di potervi venire a trovare nelle Marche. Sarebbe un grande piacere!

A MORRO D’ALBA, LA LACRIMA DI LUCCHETTI

Azienda Agricola Mario Lucchetti – www.mariolucchetti.it

Ci si sposta nell’entroterra di Ancona, più precisamente a Morro d’Alba. All’incirca siamo a 10 chilometri di distanza dal mare in una zona costellata da colline dal profilo dolce, verdi, fertili e con clima a volte un pò duro ma generoso verso le piante di vite. La storia dell’azienda Lucchetti è veramente speciale. Tutto parte dalla volontà di affrancarsi dalla realtà di mezzadro e tentare il salto, decisamente ben riuscito! Oggi l’azienda occupa una superficie di circa 25 ettari con una produzione di 150 mila bottiglie.

Lucchetti Mariasole Lacrima Morro d'Alba

Lacrima di Morro d’Alba Mariasole 2013: è un vino giovane nel senso che la prima annata risale al 2007 e viene prodotto solo nelle annate ritenute migliori. Ha un uvaggio del 100% Lacrima le cui uve subiscono un appassimento per poi restare circa 6 mesi in vasche di cemento vetrificato ed altri 24 mesi in bottiglia. Non vengono aggiunti lieviti e la fermentazione è libera. Come si presenta quindi il vino? Innanzitutto il colore che è un bel rubino con riflessi porpora intenso e molto compatto al punto da non far filtrare la luce.

HA UN BEL CORPO QUESTA LACRIMA

Al naso si percepisce il percorso di appassimento grazie alla particolare intensità dei profumi macerati di fragola, ribes, mora che si uniscono a spezia dolci e liquirizia. Passando al palato il tannino è subito esplosivo, forte, corposo ma non invadente al punto da sovrastare le altre sensazioni. Il vino si mantiene fine, elegante e equilibrato nell’insieme vista anche la morbidezza portata dal carico fruttato e speziato sempre ben presenta al palato. Si intuisce che il percorso di maturità del vino deve ancora finire. Qualche anno ancora potrebbe portare ad un tannino sicuramente più gentile e ad una maggiore consapevolezza dell’insieme. Però già oggi è più che piacevole.

LA SARDEGNA DEL VINITALY

logo-suentu www.cantinesuentu.com

Non potevo mancare di fare una visita al padiglione sardo ma, vista anche l’ora tarda, la visita si è limitata ad una sola azienda, la Cantina Su’entu. Avevo già parlato in un precedente articolo riguardante la degustazione del loro Bovale 2013, che potete trovare a questo link: http://vinoperpassione.com/suentu-bovale-2013/. La visita al Vinitaly è stata molto piacevole grazie anche alla cortese accoglienza ed interessamento del personale durante la degustazione. Un saluto, inoltre, va anche ad Andrea Balleri conterraneo trapiantato in Sardegna.

AROMATICO 2015

Suentu Aromatico

La particolarità di Su’entu è lasciare molto spazio ai vitigni autoctoni e anche in questi vini gli esempi non mancano. Nel caso dell’Aromatico i vitigni utilizzati sono Nasco, Moscato e Chardonnay. Non è difficile, ovviamente, trovare l’intruso! E’ un vino che affina solo in acciaio ma questo non deve essere visto come un punto a sfavore. È solo un modo per valorizzare le caratteristiche insite nei vitigni stessi. Infatti il nome non è stato scelto a caso. Ciò che colpisce fin da subito è la particolare aromaticità ed intensità dei profumi.

Non poteva essere altrimenti vista la presenza dei vitigni Nasco e Moscato, conosciuti per la loro tendenza aromatica, ma si riconosce anche la “burrosità” dello Chardonnay che porta con sè i suoi frutti dolci ( banana e pera ) rendendo l’insieme molto ammaliante e rimpiendo il palato con sapidità e particolare freschezza. Ha anche una discreta persistenza, che non guasta, e può essere considerato un ottimo compagno per aperitivi o abbinamento a cibi stuzzicanti.

MEDITERRANEO 2013

Su'entu Mediterraneo

Con il Mediterraneo abbiamo un vero e proprio trittico di vitigni autoctoni visto che il 60% è composto da Cagnulari, il 30% da Monica e solo un 10% da Bovale. Una breve menzione per il Cagnulari, vitigno diffuso soprattutto nella zona di Alghero e tempo addietro spesso confuso come un clone di Bovale. Era un vitigno “da taglio” mentre oggi viene riscoperto e valorizzato, come giusto che sia, affrancandolo dal Cannonau che ancora domina nella produzione sarda. Rispetto al Bovale 2013 ha tutt’altra struttura. È un vino agile, facile e di pronta beva.

Il colore è un bel rubino con riflessi porpora, ha un corpo medio che mantiene una bella freschezza per un vino rosso. Ha una beva facile e adattabile anche a piatti di pesce come una bella tagliata di tonno! Ciò non significa che il vino sia debole di corpo, anzi. La sua particolare acidità gli permette di essere facilmente adattabile a varie situazioni. Al naso è profumato con sentori di frutti rossi tendente al dolce, abbastanza intenso e con bella sapidità.

TOSCANA, ANDATA E RITORNO

Castello Vicchiomaggio – www.vicchiomaggio.it

Ho conosciuto l’azienda durante una serata di degustazione pochi giorni prima del Vinitaly e mi sembrava carino chiudere la giornata facendo un salto allo stand. Ad accogliermi le figlie del titolare John Matta che hanno saputo rispondere alle mie domande e curiosità sulla nascita dell’azienda.

Agostino Petri Chianti Classico Riserva 2013

Castello Vicchiomaggio Agostino Petri Chianti Classico

L’azienda ha sede a Greve in Chianti, zona di Chianti Classico autentico. Vicchiomaggio non poteva che essere legata a questa storicità producendo varie tipologie di Chianti Classico e utilizzando in maniera importante il Sangiovese, re incontrastato della Toscana. Nel Petri è aiutato anche da minime quantità di Canaiolo e Cabernet Sauvignon ( 5% ciascuno ) e porta in dote tutte le caratteristiche tipiche di un Chianti Classico. Ha un bel rosso rubino intenso, vivace e vivo alla vista, naso intenso e di complessità rotonda fatta di frutti rossi maturi ( marasca, frutti di bosco ) e particolare morbidezza.

UN BEL ESEMPIO DI CHIANTI CLASSICO

E’ qua infatti che si discosta dalla media dei Chianti Classico Riserva. È leggermente più morbido, più gentile pur avendo un tannino “furbetto”. Inizialmente sembra meno spigoloso ed aspro, poi tira fuori tutte le sue qualità ricordando che è fatto, principalmente, di Sangiovese. Passa il proprio affinamento prima in barriques e poi in botti grandi. Ciò lascia il segno con una tostatura evidente. Riporta anche al tabacco umido, al profumo di caffè ma senza essere invasiva o troppo legnosa. Finisce lasciando il palato leggermente amaricante e “sporco di ferro”. Si comporta come ogni Chianti di lignaggio deve fare, data la carica di nota ematica che è sempre indelebile.

CIAO VINITALY E CIAO VERONA

Vinitaly 2017

E’ stata un’esperienza breve, sicuramente intensa anche vista la levataccia e le frequenti visite agli stand. È stata anche faticosa. Ho cercato di tenere alto il ritmo degli aggiornamenti live sui social ( potete rivedere i post su Facebook e i tweet su Twitter ). Il giudizio è più che positivo e quasi entusiasta. Il mondo del vino ha ancora molto da raccontare, da dire, da fare e l’Italia può sicuramente dare un apporto di qualità e serietà di gran lunga maggiore a quanto siamo abituati a dire di altri settori del nostro Bel Paese.

AL VINITALY NON SERVONO INUTILI POLEMICHE

Un ultima cosa la vorrei aggiungere, però: il vino ha bisogno di un habitat giusto e consono alla sua importanza. Il vino non si fabbrica e non si produce come un elettrodomestico. Dentro ad una bottiglia di vino ci sono sforzi, sacrifici e speranze di aziende, grandi o piccole che siano. Di anno in anno cercano di fare tutto ciò che è in loro potere per offrire un prodotto di alta qualità.

Il vino è legato al territorio d’origine e questo vale ancor di più in Italia, piuttosto che in altri paesi. Non dimentichiamo che possiamo offrire moltissimi vitigni autoctoni e tante varietà di vino. Insomma per finire e senza entrare in polemiche succedute nei giorni scorsi. Il Vinitaly lasciamolo a Verona, in mezzo ai vigneti di Amarone, Ripasso, Recioto, Lugana e così via. A Milano lasciamo le sfilate e il Salone del Mobile: ad ognuno il suo!

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

23 Aprile 2016. © Riproduzione riservata

 

2 thoughts on “Il MIO Vinitaly 2016

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