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Montepepe Relais & Winery

Montepepe

NASCE NEL 2006 MONTEPEPE, IL PICCOLO GIOIELLO DELLE APUANE

Ingresso cantina Montepepe

Non è mai stato facile per la “mia” provincia parlare di vino e confrontarsi con le altre zone toscane che possono vantare ben altro lignaggio e potenza di fuoco. Montepepe ci prova a cambiare questa tendenza perchè, quando si pensa alla Toscana del vino è logico che affiorino alla mente nomi che sanno di Chianti, Brunello, Bolgheri, Supertuscan e compagine varia. Difficilmente si pensa alla provincia di Massa-Carrara come produttore vinicolo di qualità sia per una congenita e strutturale minor predisposizione all’eccellenza vinicola sia per colpa, e questo è da ammettere, di scelte passate alquanto scellerate di considerare il vino come pura e semplice bevanda da vendere in damigiana un pò “tanto al litro”.

MONTEPEPE COME FRONTIERA DEL VINO APUANO

Oggi viviamo in un vortice di globalizzazione culinaria/enologica che va alla spasmodica ricerca del prodotto locale, della primizia a km zero oppure delle coltivazioni biologiche e/o biodinamiche. Ma la valorizzazione delle eccellenze, in ogni ambito, non è mai stata buona abitudine in questo lembo di terra sulle cui acque del Mar Tirreno risplende il bianco candore del marmo delle Alpi Apuane. Forse oggi qualcosa si muove per cambiare questa tendenza e far sì che si possa mettere un piede dentro al club di “quelli che contano”.

Fortunatamente esistono le eccezioni a conferma della regola, come l’azienda Montepepe, che in ambito vinicolo ha voluto innalzare l’asticella della qualità per portarla verso altezze che almeno possano non far sfigurare la zona di Massa-Carrara quando ci si siede al “tavolo della discussione” con i cugini toscani.

DAI BORBONE AI GIORNI NOSTRI

Montepepe Relais

Le origini partono da lontano, precisamente dal XVIII secolo per una parte della villa, successivamente ampliata, e da inizio ‘800 per la produzione vinicola. Fu un’idea di Carlo Ludovico di Borbone. Innamoratosi della collina di Montepepe volle ricreare una “piccola Bordeaux”. Da li fece arrivare esperti vigneron per l’impianto del primo storico vigneto su quel colle che con lo sguardo allunga dritto fino al mare. Chiamò anche un enologo francese, Alessandro de Gères, ricordato ai giorni nostri con un vino a lui ispirato.

Venne così creato il vigneto di cui, oggi, rimangono i terrazzamenti originari. Vantano un sedimento terroso che riesce a far da perfetto connubio tra drenaggio delle acque e lascito di sostanze nutrienti per le piante.

Oggi le viti sono disposte a circa 60 cm l’una dall’altra, un pò seguendo quella moda tanto cara alla zona della Champagne. Ciò fa sì che le une tra le altre possono rinvigorirsi e puntare le proprie radici sempre più in profonditá nel terreno, con ciò che ne consegue per il modo in cui traggono risorse e nutrienti dalla terra sottostante.

I VITIGNI GIUSTI AL POSTO GIUSTO E CON IL GIUSTO ENOLOGO

Vigneti Montepepe

A parte cinque filari storici, mantenuti intatti come una sorta di legame con le antiche origini, il resto del vigneto è stato impiantato da nuovo nel 2004. Sono stati scelti di usare sia vitigni ben conosciuti da queste parti e perfettamente autoctoni ( massaretta e vermentino ) sia due internazionali ( syrah e viognier ) che in Toscana hanno giá dimostrato di potersi togliere delle belle soddisfazioni.

Trovato il territorio ideale nelle colline di Montignoso e riscoperto quell’orgoglio di fare bene, rimaneva solo da scegliere la guida agronoma ed enologica. Qua Montepepe ha calato il vero asso. La scelta è ricaduta su di un cavallo di razza, al secolo Federico Curtaz. Già noto enologo già di Gaja, tanto per citare un’azienda di quelle dal “calibro pesante”.

Vigneti Montepepe

Curtaz ha completa autonomia sia nel vigneto che in cantina. Può attuare le migliori scelte possibili e creare quel mix, tanto voluto, che si ritrova nei vini prodotti dall’azienda.

La scelta dei vitigni rappresenta per metà una certezza od obbligo di schieramento ( massaretta e vermentino ) per metà potremo dire un esperimento, tra l’altro ben riuscito, di Viognier e Syrah, quest’ultimo vero esemplare di razza della Val di Chiana e che tanti bei risultati dà dalle parti di Cortona.

6 ETTARI MA DI GRANDE QUALITÀ

Vigneto MontepepeLe analisi del terreno sottostante hanno sicuramente portato verso la strada, ora ben conosciuta, dei quattro vitigni già indicati. All’inizio credo non sia stato semplice immaginare gli ottimi risultati raggiunti. Se si valutano le piante per la loro capacità di produrre durante il loro ciclo vitale, quelle di Montepepe ancora devono raggiungere il punto massimo di resa e di qualità essendo un vigneto di soli 12 anni.

Oggi la superficie vitata occupa in totale 6 ettari, compresi i 5 presenti dalla fondazione, in procinto di essere ampliati nei prossimi anni per seguire la volontà ( o necessità ) di accontentare una maggiore produzione e richiesta del pubblico appassionato.

IL RELAIS: 5 SUITE PER UN’ESPERIENZA DI CHARME

Montepepe Relais

Purtroppo non ho potuto provare la gioia di una visita nelle suite del nuovissimo Relais ( aperto l’1 Maggio di quest’anno ) ma il sito internet potrà solleticare ogni vostra curiosità al riguardo. Ciò che invece è da raccontare è la capacità dello studio di architettura di Alberto Poggi nel recuperare e valorizzare la costruzione settecentesca originaria per farne il punto focale dell’azienda. Come pescare dai fondali una perla nascosta e valorizzarla incastonandola in una bellissima parure.

Ovviamente l’ambiente ancora fresco di ristrutturazione ha il suo fascino e rapisce lo sguardo, ma la vera sostanza va oltre la coltre scintillante della novità. Il progetto infatti è creato per dare credibilità, eleganza ed atmosfera rilassata per qualche lustro a venire.

UNA VILLA DEL ‘700 COME SPLENDIDO RELAIS

Montepepe Relais

Il recupero della Villa del ‘700 si è occupato anche di salvaguardare la cantina, ancora oggi usata per la vinificazione e ideale teatro di posa per le cataste di bottiglie. La produzione attuale di Montepepe raggiunge le 30.000 bottiglie. È un numero destinato in futuro ad ampliarsi seguendo la logica espansione dei filari nel vigneto. La produzione è divisa tra vini bianchi e rossi, sia monovitigno che assemblaggi, sempre in linea con la logica del rispetto e della predisposizione del terreno.

L’ambiente cede quel relax cercato al momento della creazione del Relais e che si fa scoprire, senza neppure troppi veli, da tutti gli avventori ed ospiti della struttura. Il mare è lontano qualche chilometro ma idealmente è vicino. Si fonde in un naturale proseguo della collina che custodisce, come in un caldo abbraccio, i filari di vite in un elegante e sinuoso disegno macchiato di verde.

VINI BIANCHI, VINI ROSSI E UNO VINTAGE

Gamma vini Montepepe

Quali siano i vitigni l’ho già specificato. Ora è il momento di capire in che cosa questi vitigni si trasformano, che nome prendono e che etichetta porteranno stampata sulla bottiglia.

Innanzitutto quanti sono i vini? Tre bianchi e tre rossi, più un intruso. Un altro vino bianco, che all’anagrafe si chiama Vintage e che segue un percorso differente dagli altri vini. È molto più lungo e lo porta ad affinare per almeno 5 anni in bottiglia. Considerando che si parla di vino bianco, è decisamente una particolarità molto interessante oltre che “strana” oltre che solitamente poco usata.

Partendo quindi dai bianchi questa è la carrellata della produzione.

Albérico: Vermentino in purezza che rappresenta la porta d’ingresso del mondo dei bianchi.

Montepepe Bianco: 70% Vermentino e 30% Viognier.

Degères: 60% Vermentino e 40% Viognier con affinamento in legno e nome “nobile” preso in prestito dal primo enologo dell’azienda ai tempi dei Borbone. Spendo due parole in più essendo particolare. Perchè? Innanzitutto fa anche una parte di fermentazione malolattica ( tipica dei vini rossi ) inoltre 7/8 mesi di battonage continui e quasi 2 anni di affinamento in tonneaux scelte appositamente con un grado di tostatura leggero che non crei eccessive contaminazioni nel vino.

Montepepe Vintage: Vermentino e Viognier in blend differente per annata e un lungo affinamento in bottiglia ( dai 5 ai 10 anni ).

Arriviamo ai vini rossi.

Vignoso: Massaretta e Syrah in proporzioni uguali per il vino rosso base dell’azienda.

Montepepe Rosso: prevalenza di Syrah al 70% con Massaretta al 30% con affinamento in botte.

Pepo: altra particolarità con Massaretta in purezza con affinamento in botte e bottiglia.

PASSAGGIO IN CANTINA E POI SI DEGUSTA

Cantina Montepepe

I locali dell’attuale cantina sono quelli della villa originaria e dimostrano tutto il loro fascino fatto di storia e vendemmie passate. L’odore è quello tipico di una cantina interrata che ha già molti decenni alle spalle ( qua addirittura parliamo di quasi 3 secoli ). Ritrovo quel grado di umidità, quei profumi di vinacce ed i ricordi tannici che tornano subito alla mente.

Oggi la zona di produzione delle aziende vinicole è un ambiente generalmente asettico quanto una sala di ospedale. Ma un tempo, come si può immaginare, le cose erano ben diverse. Lo spazio che si vede in foto fa da tratto d’unione tra le due epoche. Oggi viene usato per le botti da affinamento e come sala di degustazione in occasione di visite guidate o eventi privati.

Galleria cantina Montepepe

Si entra nella galleria di affinamento dalla porta della prima sala di cantina e si entra in un mondo diverso. Sia per origine, visto che è del secolo successivo a quello di costruzione della villa, sia perchè si entra in contatto visivo con tutte le cataste di vino che “si stanno allenando” in vista dell’incontro con gli appassionati.

La galleria si trova sotto i vigneti e ciò permette un’ideale scambio termico e un mantenimento della temperatura perfetta per fare affinare i vini. Considerando che ci sono vini come il Vintage che fanno almeno 5 anni di affinamento in bottiglia, bisogna essere certi di avere un ambiente dalle caratteristiche climatiche giuste.

TRA POCO PRONTI PER DEGUSTARE

Degustazione Montepepe

Le nicchie in cui è contenuto il vino mostrano il terreno roccioso della collina sovrastante. Questa particolarità è stata valorizzata, oltre che ancora ben visibile all’interno della galleria, per custodire al meglio le bottiglie al riparo da luce e rumori.

Il tavolo di degustazione è pronto per entrare in contatto con i vini. In fin dei conti questo è l’aspetto principale e unico che permette di carpire l’anima di ogni azienda. Solo quando si degusta il vino si entra in contatto con tutto il territorio, i vitigni. Si scopre, come in bellissimo flashback, tutto il percorso fatto dal vino prima di arrivare in bottiglia.

Arriviamo al momento clou, quindi! Il menu prevede due vini bianchi e due rossi per abbracciare appieno la produzione di Montepepe. Si parte con i bianchi, è dovere!

SI PARTE CON LA PRODUZIONE DI MONTEPEPE

Albérico 2014 – 100% Vermentino

Interessante mineralità, erbaceo abbastanza evidente e poi frutti bianchi come mela, pera e agrumi leggermente asprigni oltre ad un’inconfondibile traccia di pietra focaia. Al palato mantiene un ingresso con acidità ben presente, di nuovo tornano gli agrumi che si fanno ben riconoscere ( arancia e pompelmo ). Ha una discreta aromaticità, come è tipica nel Vermentino, poi continua con sentori di pietra, sassi e una sapidità abbastanza lunga ad accompagnare la bella salivazione. E’ un vino fresco, senz’ombra di dubbio, e sa il fatto suo concedendosi per un pò di tempo in persistenza prima di chiudere il sipario.

Montepepe Bianco 2014 – 70% Vermentino e 30% Viognier

E’ stato imbottigliato a Giugno 2015 quindi ha ancora da fare un’ultima parte di affinamento. Le sensazioni sono simili al precedente Albèrico pur differenziandosi per la differenza di uvaggio e un leggero aumento del titolo alcolometrico. La struttura è più piena e più carica sia al naso che, scopriremo, al palato nonostante una leggere chiusura iniziale nei profumi.

La connotazione erbacea assume toni più verdognoli che nel Vermentino in purezza e anche l’insieme dei frutti sposta l’ago verso l’agrumato con particolari sensazioni citrine. Non manca un accenno di mandorla e noce a fare da contraltare all’aromaticità dei frutti. Mantiene una persistenza più marcata lasciando un piccolo accenno ammaricante.

Vignoso 2013 – 70% Massaretta e 30% Syrah

In questa annata la quantità di Massaretta è più alta del solito 50%. Il nome del vino è perfetto e combacia con quelle che sono le prime sensazioni al naso. Fruttato e dolcezza a non finire per quel dualismo di fragole e ciliegia che colpiscono sopra a tutto. Anche le spezie puntano la direzione al dolce con quella leggera sfumatura di cannella. Il terreno della collina non mente e quella caratteristica mineralità si trova anche qua, ovviamente minore rispetto ai bianchi, così come si nasconde dietro le spalle dei frutti quel lieve erbaceo che fa timidamente capolino. Anche in bocca il carattere “fruttone” arriva deciso a destinazione, prima della carica tannica che si fa un pò da parte per non rovinare la parte di protagonista ai frutti. Si fa bere bene con beva onesta e piacevole. Persistenza discreta che lascia un pò di sapidità di ritorno.

Montepepe Rosso

Montepepe Rosso 2011 – 70% Syrah e 30% Massaretta

Le sensazioni al naso si elevano in ogni campo e ambito. Ciò che salta subito all’attenzione è l’inizio del percorso di evoluzione che il vino porta alle narici. E’ un’annata 2011 che ha subìto un affinamento di 18 mesi in botti di rovere, per cui le spalle grandi si fanno subito notare. Al naso è più strutturato e longevo nella carica olfattiva. Frutti, spezie e i tipici sentori da evoluzione si fondono assieme senza lasciare buchi nell’interpretazione della scena e senza indecisioni.

MOLTO BELLO IL MONTEPEPE 2011

Il fruttato sta virando verso il sotto spirito con ciliegia marasca e mora matura che si prendono la parte delle protagoniste. Ma anche le spezie vogliono dire la loro. Chiodi di garofano e cardamomo sono li a testimonianza, così come non manca quel tantino di cuoio e tabacco che fa piacere sentire e che fanno tanto “struttura e corpo”. Forse è leggermente meno accentuato il floreale che porta in dote la viola appassita però sovrastata dalle altre sensazioni.

Anche al palato dimostra di saperci fare perchè non è per nulla un vino invadente, il tannino resta nei ranghi di un buon lavoro senza eccessi di gioventù ormai smorzati dall’assolvimento del percorso evolutivo. Il tannino lascia il vino morbido ma al tempo stesso vigoroso per farsi prendere sul serio. Si mantiene in equilibrio sulla giusta linea dell’equilibrio senza spostare troppo l’accento su nessuna delle sensazioni. Infine la persistenza ha la capacità di lasciare il segno smarcando le caselle del fruttato e dello speziato come chiusura di sensazioni al palato.

ARRIVANO I SALUTI

Montepepe Relais

La visita è terminata e la discesa verso valle permetterà di dare un ultimo  scorcio a questo splendido Relais incorniciato da vigneti. L’arco di bouganville che accoglie all’arrivo adesso ha il compito di chiudere l’esperienza della visita con un ultimo caloroso abbraccio.

Non sono venuto via da solo dalla visita a Montepepe. Due bottiglie mi hanno accompagnato, una di Pepo ed un’altra di Degères. Ci sarà occasione di leggere ancora sul mio blog di Montepepe…

Per il momento porgo i miei più sentiti ringraziamenti ad Alberto Poggi che ha allietato la visita con i suoi modi gentili e cortesi, mostrando tutto il lavoro fatto per portare la sua cantina ai livelli di qualità visti oggi.

 

Info: Montepepe Relais & Winery | Montignoso (MS) | www.montepepe.com

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

27 Agosto 2016. © Riproduzione riservata

 

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