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Vinoè 2016, un sabato di grandi degustazioni

Vino è Firenze

 È ARRIVATA LA PRIMA EDIZIONE DI VINOÈ

vinoè stage

A VINOÈ UN’INTENSA GIORNATA DI DEGUSTAZIONI

vinoè passioneLa Stazione Leopolda di Firenze si è prestata come palcoscenico ideale per la messa in scena di Vinoè, il Congresso Nazionale di Fisar. Ha saputo riunire, nella kermesse di due giorni, circa 100 produttori da tutte le zone d’Italia che hanno messo in campo centinaia di etichette in degustazione.

vinoè spiritualitàCome sempre non è stato facile scegliere i produttori da visitare e da conoscere, ma tant’è che qualche rinuncia la si deve pur fare! La lista dei presenti parlava di vignaioli veraci e appassionati con l’obiettivo comune di far conoscere le loro produzioni. Quelle che sono lontane dai riflettori degli eccessi di prezzo, voti e punti  che spesso vanno un pò troppo “oltre il ragionevole tutto”Cerchiamo di capire da chi mi ha portato il mio girovagare tra gli stand. Di cose interessanti ce ne sono direi!

QUANTI VINI ABBIAMO IN ITALIA? A VINOÈ SONO TANTI

sala vinoè

Tanti signori, tanti! Ogni manifestazione del genere non è che una riprova di quanto sia importante andare oltre i soliti percorsi enologici. Bisogna cercare, scovare e provare, fino all’esasperazione, nuove tipologie di vino e nuove cantine. Non è più accettabile che il mercato venga portato avanti solo ed esclusivamente dai “soliti noti” dell’enologia italiana. Là fuori, cari miei, c’è un mare, anzi un oceano, di piccoli e appassionati produttori. Aspettano solamente noi per poterci mostrare quanta passione, sforzo e sacrifici hanno messo in tutti questi anni per portare avanti il loro sogno. Nonostante io appartenga a un’altra parrocchia, non posso che complimentarmi con FISAR e Vinoè per aver portato alla luce questa esigenza. Che aggiungere? Bravi e basta!

DOVE SI INIZIA QUANDO SI DEGUSTA? MA DALLE BOLLICINE, CHERI!

Che domanda! Poi fatta al sottoscritto assume i connotati della presa per i fondelli! Nei giorni scorsi ho confessato che avrei voluto bollicine al posto della classica soluzione salina qualora steso in un letto di ospedale con un ago cannula nel braccio! Scherzi a parte, come potrei fare senza le mie adorate bollicine?

Anche qua a Vinoè 2016 è stato meraviglioso scoprire quanto l’Italia stia puntando a produrre bollicine di qualità. Guardano sempre più al metodo classico oltre a tempi di permanenza sui lieviti prolungati. Per chi fosse carente in materia oppure un pò duro di orecchie, consiglio la lettura di questo articolo per capire di cosa sto parlando. Ci impegniamo tutti a capire questo benedetto e “salvavita” metodo classico? Si, fate un favore a voi stessi e salvatevi dai fiumi di insensate bollicine comunemente sbicchierate in molti bar della nostra penisola!

DA DOVE PARTO IN QUESTO SABATO A VINOÈ? DALLA LAMBRUSCO VALLEY!

Cantina della Volta | Bomporto ( MO ) | www.cantinadellavolta.com

Cantina della Volta Lambrusco Trentasei

Gli Emiliani hanno la forza e la motivazione di fare tante cose sempre ai massimi livelli. Ho un cuore rosso Ferrari che sa di gp, pista e Formula 1, per cui il paragone è facile. Ma non sono famosi solo nelle auto, gli emiliani. Sono bravi anche nella gastronomia, con prosciutto e parmigiano in primis. Ma anche per quella tenacità e caparbiertà che li ha fatti risalire la china dopo un terremoto a cui in Emilia-Romagna sembrava impossibile assistere.

tappo cantina della volta

Ma parlando di vino dove sta l’innovazione? Nel prendere un vitigno come il Lambrusco, da sempre fuori dal “club di chi conta”, e portarlo ai piani nobili grazie al metodo classico. Siamo dalle parti di Modena e qua si usa il Sorbara, raccolto a mano e vinificato con grande attenzione per ottenere gli interessanti risultati che ho potuto verificare.

Ancora più strano è notare le tre diverse tipologie di Lambrusco elaborate come cuvèe. Un Rosso, un Rosè e una variante vinificata in Bianco, quest’ultima non denominata Lambrusco di Modena per il particolare colore. Il tempo di permanenza sui lieviti è di 34 mesi per Bianco e Rosè e sale ad almeno 36 mesi per il Trentasei Brut.

SPUMANTE BIANCO CHRISTIAN BELLEI 2012

Cantina della Volta Spumante Bianco

Originario da una vigna che porta il 1964 come data di impianto, ha una veste gialla verdolina che porta una forte spalla acida e dà carica e corpo agrumato in bocca. Colpisce per la potenza e per la freschezza che fa scaturire. Olfatto e gusto sono amichevoli con quelle note di pompelmo, lime e fini note erbacee fresche e verdi che danno spinta olfattiva.

Ha una bella sapidità che riesce a allungare in bocca freschezza, salivazione e persistenza del gusto. Da ultimo anche le bollicine sono belle spumose e si fanno riconoscere per avvolgere il palato con interessante morbidezza senza scomporsi dal corpo dello spumante e scendendo verticali.

LAMBRUSCO ROSÉ DI MODENA 2012

cantina della volta rosè

Si apre al naso assumendo un contorno più fruttato portando all’attenzione ciliegia, pompelmo rosa e un pizzico di fragola. La carica citrina è sempre importante e si unisce bene alla forza minerale che è più forte rispetto alla versione bianca. La bocca resta bella sapida e le bollicine indossano una veste più croccante, aiutando il rosè a spostare più avanti la linea della persistenza. Bello anche il colore che prende una tonalità rosa ramato brillante e luminoso.

LAMBRUSCO DI MODENA TRENTASEI 2012

Cantina della Volta Trentasei

Il nome dichiara già le intenzioni visto che Trentasei sono i mesi passati in affinamento sui lieviti. Non è proprio così scontato per un Lambrusco. Qua il colore esprime tutta la sua gioia e brillantezza grazie a quella tonalità rosso rubino che affascina la vista. Fragola, lampone e piccoli frutti rossi nascono al naso con finezza e leggerezza.

Al palato le bollicine rimangono fini, direi spumose e con una leggera carica sapida. Sa asciugare il palato dopo l’impatto iniziale dato dalla frutta e dalla freschezza. Alla fine colpisce quel bel bilanciamento tra il frutto che ritorna e l’accenno di erbaceo che aumenta la persistenza. Ha un corpo leggero ma ideale per abbinamenti con salumi che ne possano esaltate la brillante freschezza.

BRUNO VERDI | CANNETO PAVESE

L’Oltrepò Pavese è una delle nuove frontiere delle bollicine di qualità. Lo è oggi e lo sarà ancor di più in futuro. Mi sbilancio nel dirlo perchè mi capita spesso di avere a che fare con produttori appassionati che lavorano nella direzione giusta, quella che guarda a bollicine interessanti ora e ancor di più promettenti negli anni a venire. E questo è il caso di Bruno Verdi che mi ha intrattenuto con due bollicine metodo classico che portano alto il nome delle Docg e Doc di zona.

VERGOMBERRA EXTRA BRUT 2011

Bruno Verdi vergomberra

Il nome Vergomberra deriva dalla località in cui sorge la cantina e dà i natali questo Extra Brut che rappresenta la colonna portante delle bollicine di casa Verdi. Passa 50  mesi sui propri lieviti e utilizza il 70% di uve Pinot Nero e restante 30% di Chardonnay. Un uvaggio quindi classico internazionale che riesce a portare tipicità grazie al territorio di origine.

Ha un residuo zuccherino basso, intorno ai 4 gr/l dati essenzialmente dal residuo presente nelle uve pertanto è molto vicino al limite del Pas Dosè, il mio preferito nella scala dei valori del metodo classico. Mi ha colpito per le note tostate che salgono subito prepotenti. Crosta di pane che sfuma nel sentore di pasticceria, mandorla, nocciola e un pizzico leggero di vaniglia.

Si legano bene alla mela, arancia e pompelmo maturi che rappresentano il corpo fruttato. Ha bollicine eleganti che avvolgono bene il palato che saliva con grande freschezza a testimonianza che c’è anche croccantezza in quelle bollicine. Non mancano neppure sapidità e mineralità che completano il quadro della struttura e danno lunghezza alla degustazione. Alla fine resta un piacevole amaricante che si lega a un tocco erbaceo che aiuta a renderlo ancora più completo. Bello!

Fiegl Soc. Agricola | Oslavia ( GO ) | www.fieglvini.com

Fiegl vini

Oslavia è una terra di confine nella parte estrema orientale del Friuli e facente parte dell’Isonzo che tanto continua a donare al mondo vinicolo in genere. La famiglia Fiegl ha iniziato nel lontano 1782 a produrre vino e si perde nella tradizione secolare il conto delle generazioni succedute. L’Isonzo ha una grande tradizione vinicola, soprattutto nella produzione di quei meravigliosi vini bianchi che da tempo incantano i palati più esigenti. Ringrazio fin da ora Matej per la cortesia e la simpatia dimostrata durante il nostro incontro.

Ribolla Gialla 2015

Fiegl Ribolla Gialla 2015E’ il classico vino fresco e gioviale del Friuli. Sa portare nel bicchiere tutta la sua gioventù e freschezza con quella facilità che solo i vini giovani e immediati sanno fare. Al naso ha una bel insieme di frutti freschi come mela e pera, di quelli fragranti e croccanti al morso oltre a un piacevole tocco floreale delicato.

In bocca si comporta come da regola, facendo della freschezza e sapidità i suoi cavalli di battaglia. Non finisce lungo in persistenza, non è il suo ruolo, ma recita bene la parte rispettando la sua natura.

Ribolla di Oslavia 2014

Ribolla di Oslavia 2014

Non mi era mai capitato di degustare una ribolla gialla vinificata con macerazione e malolattica come nel caso di un vino rosso. Ma partiamo dall’inizio! Innanzitutto è un Cru proveniente da un vigneto di 45 anni da cui sono scelte le migliori uve Ribolla Gialla. Sono successivamente “vinificate in rosso” a temperatura controllata e solo dopo circa 30 giorni le bucce vengono separate dal mosto.

Affina per 12 mesi in tonneaux all’interno delle quali avviene la fermentazione malolattica che dona spessore e morbidezza al vino, oltre a quanto già apporta il processo di macerazione. Tutto si riflette anche sul colore che si presenta di un bel giallo dorato intenso, come si può vedere in foto. E’ un’esplosione di frutti gialli maturi. Pesca, ananas e arancia che virano verso la netta sensazione di confettura, quasi cadendo in una sorta di “tentazione mielosa”. I segni evolutivi dell’affinamento sono evidenti anche grazie ai cenni di mandorla e nocciola che, oltre a conquistare l’olfatto, si ritrovano al momento dell’assaggio.

Lascia la bocca piena di corpo e con la netta sensazione che i frutti maturi vogliano prendersi la parte del leone. Non manca però un’interessante mineralità che ricorda l’influenza che il terreno di origine ha nel vino. E’ lungo al palato, persistente e piacevole fino all’ultimo secondo.

Sauvignon 2015

Fiegl Sauvignon 2015

Anche in questo caso abbiamo un vino immediato, diretto e da beva in linea con le caratteristiche del vitigno. Affina per 12 mesi in acciaio, come la Ribolla tradizionale, e punta tutto sull’esprimere il proprio carattere in modo semplice, chiaro e tagliente. Ha la capacità di rapire l’olfatto grazie due profumi principali: salvia e timo. Sono le prime sensazioni che mi hanno colpito, seguite da tutto un insieme di sentori erbacei che potremo definire simili a quelli che si percepiscono nel classica macchia mediterranea.

Solo dopo arrivano i frutti, pera e mela verde, ma sempre dietro al “solco vegetale” che si è creato nell’olfatto. Sa essere sapido all’assaggio un pò a scapito della freschezza che affanna nel tentativo di coprire il tocco erbaceo spinto. In ogni caso è persistente anche se un pò “monocorda”. Ma si sa, il vero Sauvignon è così: dritto, verticale e tagliente.

Villa Corniole | Giovo ( TN ) | www.villacorniole.com

Torno a degustare una bollicina perchè di fronte a un Trento Doc è doverso portare il giusto rispetto. Siamo a Giovo, in Val di Cembra e vicino a nomi altrettanto importanti per il vino trentino come Mezzacorona, Lavis e San Michele all’Adige. L’azienda produce varie tipologie di vino. Gewurtramnier, Muller thurgau, Lagrein oltre a due tipologie di Trento Doc, uno Brut e uno Dosaggio Zero. Andiamo con il Brut.

TRENTO DOC SALìSA BRUT

Villa Corniole Salisa Brut

E’ un Blanc de Blanc da sole uve Chardonnay che ha fatto 36 mesi di affinamento sui lieviti. Conferma la nomea di bollicina di montagna perchè acidità, mineralità e sapidità non mancano all’appello. Anzi si fanno carico di portarsi sulle spalle il corpo dello spumante e di allungare la persistenza al palato.

Esprime un bel bouquet floreale al naso che viaggia in compagni di un agrumato di lime, arancia e mela golden interessante. Il tocco di nocciola tostata è fine, elegante così come sa dare importanza e spessore il ricordo di piccola pasticceria. Infine le bollicine che regalano una spuma elegante e soffice che riesce a rapire il palato con discreta cremosità.

Fattoria Le Masse | Barberino Val d’Elsa ( FI ) | www.fattorialemasse.com

Fattoria Le Masse

Famiglia di vignaioli e artisti che portano avanti la tradizione vinicola da più di 60 anni. Oggi l’azienda può contare su 26 ettari di vigneto in gran parte sotto la denominazione Chianti Colli Fiorentini e una piccola porzione nella denominazione Chianti Classico. Il connubbio vino e arte vive di luce propria alla Fattoria Le Masse e già le etichette ci danno l’idea di quanto sia importante questo solido legame. Passiamo all’assaggio dei due rossi?

CHIANTI 2013

Fattoria Le Masse Chianti 2013

Il Chianti Colli Fiorentini ha particolarità ben diverse da un Chianti Classico, almeno tradizionalmente parlando. Di solito si tratta di un vino che presente minore corpo, un tannino più docile e meno robusto oltre a un’innata freschezza che lo fa abbinare non solo alla carne rossa.

Il Chianti 2013 di Le Masse porta in dote queste caratteristiche anche in virtù dell’uvaggio diviso tra 80% Sangiovese e il restante 20% tra Malvasia e Canaiolo. Ha il solito rosso rubino tipico ma al naso esprime toni fruttati più immediati e semplici che parlano di ciliegia, lampone e di fiori come la viola. Ha un che anche di speziato che riportano alla mente pepe e ginepro.

Come dicevo prima è interessante la freschezza di questo vino che rende facile la beva grazie anche a un tannino meno possente, nonostante abbia ancora qualche leggero “riflesso verde”. Ha una giusta persistenza, non ha difetti ma anzi riesce comunque a dare un’impronta decisa nel finale con la bocca che resta pulita e asciutta. Due dati sull’affinamento: 50% del vino per 4 mesi in barrique, il resto in acciaio e successivamente 6 mesi in bottiglia.

CHIANTI CLASSICO 2013

Fattoria Le Masse Chianti Classico 2013

Il Classico è uno step diverso. Primo, siamo di fronte al 100% di Sangiovese nel pieno rispetto della tipicità e della valorizzazione della singola uva. Secondo, si parla di affinamento di 12 mesi in barriques per la totalità del vino. Qualcosa di diverso lo porterà, no? Vediamo cosa cambia.

Già dal colore si capisce l’evoluzione. Il rosso rubino va verso il granato e i profumi spingono verso frutti più maturi come marasca, ciliegia e lampone. Portano all’attenzione un sentore vegetale maturo come un potpourri  di fiori secchi. Ci sono anche i primi sentori evolutivi dati dalle spezie con accenni di cuoio, fine nota ematica e legno tostato.

Anche in bocca si riconosce il frutto maturo che si dimostra carico, pieno e finisce nell’amaricante sfumato, mentre sale il caldo del tenore alcolico. E’ un vino di bel corpo, innegabile, che chiude le sensazioni con un accenno terroso, quasi sabbioso. Ciò è dovuto al tannino che si presenta ancora maschio, rude e migliorabile nel tempo. Segno che il vino può durare e darci ancora grandi soddisfazioni. Forse gli manca un pò di morbidezza ma si sa che noi toscani amiamo i vini genuini e sinceri.

Asciuga la bocca dando la netta sensazione di astringenza, che deve esserci e vorrei ben dire, visto che siamo nel Chianti Classico! Infine è un bel bere anche come persistenza che lascia un bel tocco sapido nel finale.

Azienda Vitivinicola Sergio Barbaglia | Cavallirio ( NO ) | www.vinibarbaglia.it

Sergio Barbaglia logo

 

I colli novaresi ospitano una delle Doc più importanti del Piemonte ma non altrettanto conosciuta come le più famose Langhe, Ghemme o Gattinara. Parlo del Boca che trova nelle uve Nebbiolo e Vespolina un’interessante coppia d’attacco. In Piemonte e Toscana, due regioni ad alta presenza di Doc e Docg, accade che alcune di queste vivano in una dimensione “meno mediatica” delle altre. È successo al Boca in Piemonte o, per esempio, al Montecucco o al Carmignano in Toscana. Ma il tempo e il modo di far conoscere i propri prodotti ci sono, se si porta avanti una selezione di qualità e lo si fa con determinazione e convinzione nei propri mezzi.

VESPOLINA 2013

Sergio Barbaglia Vespolina 2013

Per bere un vino diretto, semplice e coerente con l’uvaggio di provenienza basta prendere una bottiglia di Ledi, 100% Vespolina dei Colli Novaresi. Che significa tutto ciò? Il monovitigno ha il grande vantaggio di farci comprendere la natura propria e originaria del vitigno di partenza. Ovvio che non tutti i vitigni si chiamano Nebbiolo o Sangiovese ma un monovitigno fa comprendere realmente di cosa sia capace un’uva. La Vespolina è un’uva che non ha la complessità e la nobiltà del Nebbiolo ma ben lavorata può dare risultati egregi.

Al naso si presenta fin da subito confidenziale e con una spiccata propensione alle note fruttate e speziate. Ciliegia e lampone si uniscono a spezie vive e piccanti come pepe e chiodi di garofano. Si fa sentire anche un accenno di viola per attenuare le spezie e far tornare il vino su toni più delicati. Lascia una bocca fresca, fruttata visto che ha un tannino leggero e moderato. Non invade il palato con irruenza ma anzi lascia spazio alla freschezza data dall’uva. Sa essere leggero e morbido. La persistenza non è male visto che la bocca resta piena di frutta e con un’interessante sapidità.

NEBBIOLO 2013

Sergio Barbaglia Nebbiolo 2013

Si alza il lignaggio, quando entra in scena il Nebbiolo. Che venga dalle Langhe, da Ghemme, da Gattinara o da Boca si ha sempre a che fare con un’uva importante. In un range anche ampio riesce a trasmettere sensazioni degne di nota nella stragrande maggioranza dei casi.

La zona ovviamente incide sulla resa finale del Nebbiolo. Cambia il terroir, il microclima e il modo in cui viene vinificata ma, in ogni caso, si cade sempre e comunque in piedi! Il Silente è un vino anch’esso creato da monovitigno, 100% Nebbiolo, in modo da dare la giusta importanza a un’uva così “reale”. Rispetto alla Vespolina ci si trova di fronte un vino più strutturato. Non solo per il tipo di affinamento ( 12 mesi in botti di rovere e ulteriore affinamento in bottiglia ) ma anche per la struttura stessa.

Si inizia dal colore a notare le differenze. Dal rosso rubino quasi porpora si passa a un rubino scarico e tenue che ha riflessi granati. Si parla di frutti di bosco unite a ciliegia, si trovano spezie come la noce moscata, oltre a quei singoli tocchi di tostato, finissimo tabacco e cioccolato. In bocca il tannino è ben addomesticato e riesce a far spazio a quel giusto grado di freschezza e acidità che creano completezza e struttura. Il tannino comunque si sente, per carità, sopratutto nel finale di bocca che torna asciutta e levigata. Siamo nel nord Piemonte e il Nebbiolo risente del clima e del terreno ma le sue qualità intrinseche non si possono mascherare.

BOCA 2011

Sergio Barbaglia Boca 2011

Si fa un passo avanti con il Boca anche per la sua composizione che unisce i due vitigni già degustati con 80% di Nebbiolo e 20% di Vespolina. Passa 2 anni dei 3 di invecchiamento in botte grande che riesce a far convivere serenamente le due diverse uve dell’assemblaggio.

Tutti i sentori si fanno più spinti e complessi, segno di una struttura più importante e matura. Anche le note fruttate parlano di mora, ribes e marasca assumono un tono che li avvicina ai frutti macerati. Mentre il tocco floreale dato da viola e geranio serve a introdurre le spezie che si fanno avanti grazie e pepe, ginepro e una spolverata di tamarindo.

Cosa fa il tannino in bocca? Si prende la parte del protagonista, facendo bello e cattivo tempo. Asciuga il palato e fa capire che è di grande presenza. Ma ancora è un pochino verde, per cui può ancora migliorare. Lascia una leggera carica amaricante che allunga la persistenza di frutti e spezie. Il vino è sapido al punto giusto da sorreggere il corpo, sbilanciandolo leggermente verso le durezze. Il vino non ha ancora una morbidezza all’altezza del tannino ma i futuri anni in bottiglia serviranno per bilanciarlo al meglio.

OT wine di Oliviero Toscani | Casale Marittimo ( PI ) | www.otwine.com

OT wine di Oliviero Toscani

Il nome non ha bisogno di presentazioni, tale è la fama quando si parla di mondo visto da un obiettivo fotografico. In quel campo ne so poco o, per meglio dire, nulla per cui mi butto a capofitto sulla produzione vinicola su cui posso almeno dire la mia.

Faccio solo un piccolo excursus sulla zona vinicola, Casale Marittimo, punto di confine tra le province di Pisa e Livorno oltre ad essere a metà strada tra altri areali di sicuro interesse come Riparbella e Bolgheri. La scelta dei vitigni è stata fatta in segno di continuità/rottura con le tradizioni toscane. Se guardiamo a Bolgheri troviamo continuità nella scelta dei classici internazionali come Petit Verdot e Cabernet Franc,  mentre non troviamo Sangiovese come nella più classica tradizione chiantigiana. Si inseriscono inoltre Syrah, famoso alfiere della Val di Chiana e il Teroldego che porta dal Trentino la sua presenza possente.

I VINI SON PIACIUTI. LE FOTO A VOI PIACERANNO?

I TOSCANI 2015

OT wine I Toscani

Vino d’ingresso dell’azienda che porta in bottiglia un blend di 4 differenti uve con Syrah al 45%, Teroldego al 35% e Cabernet Franc e Petit Verdot entrambi al 10%. Affina per 6/8 mesi in acciaio.

Il Syrah si fa notare e il colore rosso rubino con tendenze violacee lo ricorda. E’ un vino giovane e di pronta beva e lo dimostra subito al naso con frutti rossi come ciliegia, fragola e lampone che hanno una connotazione giovane e fresca. Non sono però invadenti e lasciano spazio anche a qualche accenno vegetale.

Ovvio poi che ci sono anche le spezie. Quando ci sono di mezzo Syrah e Teroldego è normale che sia così. Cannella e un pizzico di pepe recitano bene nel contesto giovane, fresco e gioviale.

Per finire parliamo del tannino che sa rimanere nei ranghi di una gentilezza adatta alla situazione, nonostante poi il calore si faccia sentire dando quel grado di struttura che bilancia il quadro generale. Viene naturale definirlo più ammiccante alla morbidezza generale che serve per abbinarlo a piatti non eccessivamente strutturati o come rosso d’ingresso all’aperitivo.

QUADRATO ROSSO 2015

OT wine Quadrato Rosso 2015

L’assemblaggio delle uve è il medesimo ma sale in maniera importante il Syrah che arriva al 60%, seguito dal 20% di Teroldego oltre a Cabernet Franc e Petit Verdot in percentuale uguale.

Anche l’affinamento è simile nonostante un 20% del vino venga fatto affinare in barriques di 1° passaggio per conferire un pò di struttura evolutiva al corpo generale. Il colore è simile al precedente ma ha un intensità ancora più alta che rende il vino ancor più impenetrabile alla luce.

Le spezie si alzano e si fanno ancora più grandi rispetto al precedente, restano i soliti frutti freschi e croccanti uniti alla viola che fa da legame ai due fronti. In bocca il tannino si fa quieto e al servizio della rotondità del vino: non rientra nel novero dei vini con tannino importante ma non è il suo ruolo. Resta una netta sensazione fruttata nel finale con persistenza adeguata a far percepire una degustazione piacevole e rilassata. C’è più corpo del compagno ma rimangono entrambi in un solco che li porta a essere amichevoli con un ampio pubblico.

QUALCHE ACCENNO IN SCIOLTEZZA

Mi sembra doveroso fare qualche accenno ad altri produttori conosciuti ma con cui mi sono lasciato andare più alla conversazione che alla degustazione. Non metterò grandi note gustative ma voglio portare alla vostra attenzione i campioni degustati.

CASTELLO DI MONANTO IL POGGIO RISERVA 2011

Castello di Monsanto Il Poggio Riserva 2011

Che dire? Immenso come al solito, è un giovincello un pò irruente con un tannino che ha bisogno ancora di qualche annetto per togliersi di dosso qualche foga di gioventù.

Si capisce perchè venga prodotto solo nelle migliori annate: i cru veri e importanti vanno coccolati dall’inizio alla fine e al Castello di Monsanto ci riescono da decenni.

Cesani Vernaccia di San Gimignano

Cesani Vernaccia di San Gimignano Sanice

Ci sono nomi nel vino che non possono essere dimenticati, non senza commettere un grande errore di valutazione. La Vernaccia di San Gimignano è uno di quei vini che devono essere considerati nell’immaginario collettivo nazionale: altrimenti come ci si spiega il riconoscimento per prima come DOC nel 1966?

Con questa variante siamo di fronte a un prodotto decisamente interessante che fa della ricerca della qualità la lotta al periodo buio della Vernaccia. E’ altrettanto vero che la Toscana è una “regione rossa” ( enologicamente parlando ) ma la Vernaccia è la Vernaccia, diamine! Perchè non impegnarsi a considerarla maggiormente?

ORNELLA MOLON VITE ROSSA 2011

Ornella Molon Vite Rossa 2011

Blend che più internazionale non si può con Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc che variano in funzione dell’annata. Subisce un affinamento dai 12 ai 15 mesi in barriques di rovere oltre a 12 mesi in bottiglia.

E’ un vino piacevole per l’equilibrio che riesce a offrire tra componente fruttata, spezie e tocco vegetale/erbaceo. Si fa notare subito per la sua morbidezza che riesce a fare spazio alle componenti già sentite al naso. Anche il tannino è integrato molto bene e viaggia con gentilezza composta. Persistente e sapido per un buon tempo.

RINGRAZIO L’ORGANIZZAZIONE DI VINOÈ E SALUTO

VinoperPassione

E’ stata una bella giornata a Vinoè perchè quando si incontrano produttori così disponibili e rappresentativi di quasi tutte le zone d’Italia è un vero e proprio godimento!

La Stazione Leopolda è uno spazio senza dubbio adeguato alle occasioni, nonostante potesse essere sfruttato ulteriore spazio per agevolare le conversazioni ai singoli stand.

Ma un ringraziamento va anche alla Delegazione Fisar di Firenze che ha messo in campo una squadra di numerosi sommelier al servizio dei visitatori. Alla prossima edizione di Vinoè nel 2017!

di MORRIS LAZZONI

Foto di SABRINA BIAGI 

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

19 Novembre 2016. © Riproduzione riservata

 

 

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