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Terre d’Italia 2016 | Vini d’Autore

Terre d'italia vini d'autore

TERRE D’ITALIA 2016, UNA CARRELLATA SULL’ITALIA

“Maggio è stato un mese pieno di appuntamenti di degustazione. Dopo l’Anteprima dei Vini della Costa Toscana a Lucca ( potete trovare qua il link ) arriva il momento della 4ª edizione di Terre d’Italia a Lido di Camaiore. Una manifestazione organizzata da Acquabuona con 80 produttori da tutta Italia per scoprire nomi noti e piccole sorprese.”

Ancora una volta mi sono piacevolmente impressionato nel conoscere molte persone che, con impegno e sacrifici, sono venute alla manifestazione per mostrare il frutto del loro lavoro. Peccato, invece, per quelle aziende che hanno inviato i loro campioni senza essere fisicamente presenti. Passiamo alle degustazioni. L’ordine non è cronologico ma lasciato al caso. Inizia il mio Terre d’Italia 2016.

Castello di Buttrio | Friuli Venezia Giulia | www.castellodibuttrio.it

Castello di Buttrio a Terre d'Italia

Dietro il nome evocativo ce ne sta un altro decisamente di punta nel territorio friulano vinicolo, quello della famiglia Felluga. La proprietà dell’azienda oggi è di Alessandra Felluga, figlia del conosciuto Marco a sua volta fratello di Livio. Come si suol dire, un nome per un solo destino! L’azienda possiede 26 ettari e nasce nel 1994 per volere di Marco Felluga prima di passar di mano, nel 2007, alla figlia Alessandra. Mi sono “buttato” sulla produzione di bianchi visto che i friulani sono sempre di sicuro pregio. Ho fatto bene? Credo proprio di si!

RIBOLLA GIALLA 2015

Annata interessante che è riuscita a far dimenticare la precedente e vino in bottiglia da poco, per cui può solo che migliorare. Ha un bel naso tipicamente agrumato che spinge su una lieve mineralità. In bocca ha un’interessante spalla acida che gli permette di dare molta freschezza al palato riportando all’attenzione le note agrumate di pompelmo, arancia oltre a un pò di mela verde. Ha anche una  discreta sapidità che aiuta la persistenza a lasciare un bel ricordo in bocca.

MON BLANC 2014

Si sale di livello e anche di complessità. Da un monovitigno come la Ribolla si passa a un trittico composto da Ribolla Gialla, Tocai Friulano e Malvasia Istriana assemblati, generalmente, in percentuale simile. Rispetto alla Ribolla si caratterizza per una maggiore eleganza e finezza al naso visto che riesce a mixare meglio il fruttato con il floreale e con le note minerali. In bocca risulta essere bilanciato. Ci sono i frutti freschi come mela, pesca bianca e pizzico di pompelmo che diventano mano a mano sempre più carichi. Aumenta dopo qualche secondo anche l’agrumato così come al naso sale la mineralità gessosa. Entrambe anticipano una durata in persistenza niente male. Ha una buona freschezza che trova un bel antagonista nella struttura del vino che conferisce corpo e calore per nulla scontati.

ETTARO RISERVA 2013

È la new entry aziendale, la primizia e per questo già ha catturato la mia attenzione. Il vino è un cru proveniente da un solo ettaro e creato dopo anni di sperimentazioni in cantina. Anche l’affinamento è particolare visto che il 60% delle uve affina in tonneaux o barriques e il restante 40% in acciaio per circa 12 mesi e poi imbottigliato. È la prima annata per cui avrà tutto il tempo per presentarsi ancor meglio vestito al grande pubblico. Al naso mi piace perchè sa essere immediatamente ammaliante. Fruttato e vegetale salgono assieme in una bella danza armonica pur mantenendo ognuno la propria personalità.

CHE EVOLUZIONE E CHE VITA AVRÀ DAVANTI

La musica di sottofondo è rappresentata dal sentore di evoluzione. Dà un tono leggermente candito ai frutti ( pompelmo, lime e pesca ), un fine essiccato all’erbaceo e quel pizzico di vaniglia e tostato che rende gradevole l’insieme senza snaturarlo. Ha una buona mineralità e non viene meno neppure la spalla acida che lo tiene vivo e fresco aiutando a far lievitare il bel sentore citrino. I livelli di freschezza e sapidità si mantengono su livello medio/alti rendendo il vino piacevolissimo alla beva. La struttura e le spalle già allenate non mancano visto che i risultati sono corpo e persistenza. La prima sessione di esami l’ha passata con una bella media. La laurea non è lontana!

Scherckbichl Colterenzio | Alto Adige/Südtirol | www.colterenzio.it

Logo Colterenzio a Terre d'Italia

Da una cantina familiare passiamo ad una realtà ben diversa, una società agricola cooperativa che consta di circa 300 soci viticoltori che conferiscono le uve per la produzione di vino. Colterenzio si trova a Cornaiano in una posizione di ipotetico triangolo tra il lago di Caldaro, Terlano e Bolzano. Zone da vini buoni insomma! Peccato solamente che a Terre d’Italia non ci fossero direttamente i rappresentanti dell’azienda. Mi sarebbe piaciuto molto conoscere di più riguardo alla filosofia produttiva e alla storia della cantina.

CHARDONNAY FORMIGAR 2014

Colterenzio formigar a Terre d'ItaliaNaso che dà già segni di evoluzione con particolare fumè e nota erbacea che riportano all’erba tagliata. Dopo ci accoglie la mineralità, con buon ingresso, mentre il fruttato arriva un pò dopo sul traguardo dell’olfatto e lo ritrovo ai blocchi di partenza del palato. Pesca e frutti tropicali oltre a un agrumato dolce danno una bella spinta supportati dal ritorno della mineralità per arrivare ad una freschezza importante. E’ meno “tagliente” di un classico bianco anche grazie alla fermentazione malolattica. Viene svolta da parte del mosto ed affina in legno per circa 10 mesi ed altri 6 mesi in bottiglia. Mentre si degusta dimostra il proprio carattere complesso e ben fatto, da vino importante. È sapido, ben costruito e lascia la bocca con una bella schermatura agrumata e “sassosa”.

GEWÜRZTRAMINER ATISIS 2014

Colterenzio atisis a Terre d'Italia

Rispetto allo Chardonnay compie lo stesso periodo di affinamento abbandonando il legno a favore dell’acciaio. È normale anche vista la differenza di vitigno e le sue innate caratteristiche. Il Gewürztraminer fa parte della famiglia dei vitigni aromatici. Non ha necessariamente bisogno di molti affinamenti o passaggi in legno per sprigionare la sua naturale forza. In questo caso è meno esplosivo al naso pur mantenendo una buona aromaticità. L’olfatto parla di fruttato giallo tendente al dolce come frutti tropicali, agrumi maturi e pera ma anche di floreale come ginestra. Il fruttato però dà il meglio di sè al palato, così come la mineralità che porta quella carica fossile delle Dolomiti che completa il quadro delle sensazioni. La sapidità non è altissima ma la bocca resta abbastanza fresca e predisposta al successivo assaggio.

 Marco Felluga e Russiz Superiore | Friuli Venezia Giulia | www.marcofelluga.it

Marco Felluga Russiz Superiore a Terre d'Italia

E’ doveroso, prima di parlare dei vini o della cantina, fare un grande ringraziamento a Camilla, responsabile Public Relations dell’azienda. Durante l’incontro a Terre d’Italia mi ha intrattenuto con particolari competenza e piacevole passione nel racconto delle due cantine, Marco Felluga e Russiz Superiore. La prima particolarità sono le origini, prettamente familiari e legate in modo indissolubile e da cinque generazioni al territorio di origine. Ne sono testimonianza anche i due stemmi, il Leone di San Marco per la Marco Felluga. L’aquila reale invece, simbolo di antichi nobili del XIII secolo, rappresenta la Russiz Superiore, acquistata da Marco Felluga nel 1967.

DUE AZIENDE, UN SOLO CUORE

Le due aziende sono in zone separate del Friuli. Ciò non impedisce di portare avanti il medesimo percorso di ricerca della qualità, sempre con un occhio di riguardo al territorio e alla sua predisposizione. Uno dei capisaldi delle due aziende è la volontà di essere eco-sostenibili nel rispetto dei principi naturali. Le aziende differiscono, invece, per la filosofia produttiva che prevede differenze nella proposizione sul mercato per la Marco Felluga e la Russiz Superiore. Passo alla degustazione dei vini, perché ci sono cose molto interessanti da raccontare.

MARCO FELLUGA RIBOLLA GIALLA 2015

Marco Felluga Russiz Superiore a Terre d'Italia

Si presenta subito in modo sincero e limpido all’olfatto. Si riconoscono sentori fruttati integrati in modo fine al floreale e a quella mineralità che riporta alla memoria “ricordi marini” ben individuabili. Ha un bella intensità anche se non si discosta molto dalle note fruttate di mela e agrumi e da un floreale delicato come anche il vitigno vuole. E’ un vino che si ricorda sopratutto per la sua freschezza e immediatezza nella beva. Quando si degusta non tradisce le attese neppure la persistenza che è abbastanza lunga da lasciare un bel ricordo. Il carattere e la personalità ci sono e molto più che in altri vini della stessa tipologia.

RUSSIZ SUPERIORE SAUVIGNON 2015

Bello alla vista anche il giallo paglierino con leggeri riflessi verdolini. E’ interessante il naso tipicamente floreale che arriva a braccetto con il tocco fruttato di mandarino, pompelmo, mela gialla e un lieve tocco di tostato e spezie. In bocca arriva una corposa iniezione di frutti che subito dopo lasciano spazio al carattere “verde” del Sauvignon pur addolcito e ingentilito rispetto alla normalità. Il tipico erbaceo è smussato verso note più eleganti rendendo il vino più equilibrato e meno spinto verso le parti dure. Mineralità e freschezza sono a un buon livello di sensazione e contribuiscono, insieme alla carica di frutti, a rendere la persistenza lunga e interessante.

RUSSIZ SUPERIORE PINOT BIANCO 2015

Il Sauvignon mi è piaciuto ma questo mi ha quasi stregato. E’ un naso più fine e più elegante, d’altra parte è il ruolo principale del Pinot Bianco quello di mostrare con grazia e charme tutta la sua eleganza. La cosa interessante è che non manca neppure la complessità all’olfatto. Si sentono fiori bianchi freschi, frutti a polpa bianca con un finale tendente al dolce e delicato. E’ un vino che dimostra la propria forza e corpo con una personalità tutta sua fatta di equilibrio tra le varie parti, bocca minerale e sapida oltre ad una persistenza che continua a dare piacevolezza per un ottimo tempo. E’ un vino che vuole farsi scoprire per poi svelare, in modo elegante e fine, la sua complessa personalità.

RUSSIZ SUPERIORE FRIULANO 2009

Russiz Superiore Friulano 2009 a Terre d'ItaliaLa bellezza del vino si vede anche dal colore che è giallo oro, intenso e compatto nel carico cromatico. Il naso svela tutto il percorso di evoluzione fatto dal vino con il fine tostato che ricorda la frutta secca e quel minimo tocco di vaniglia che dà piacevolezza all’insieme. Ovvio che non manchino neppure i sentori di frutti da albicocca, pesca, ananas e agrumi come quello floreale di ginestra e fiori di campo. Ha una bella bocca carica, intensa e con struttura corposa.

L’evoluzione del vino compie il proprio compito dando ai frutti una particolare maturità. Sfiora i limiti del candito e nonostante ciò non sovrasta le componenti minerali e sapide. E’ proprio questa notevole struttura, unita a una persistenza lunga, che fa capire quanto il vino possa ancora dare in futuro. Non ha segni di flessione ma anzi è nel pieno della maturità e confido si possa esprimere su alti livelli ancora per altri anni.

Picchioni Andrea | Lombardia | www.picchioniandrea.it

Logo Andrea Picchioni a Terre d'Italia

Conoscenza che definire emozionante è riduttivo. Innanzitutto è stato un vere piacere parlare con il titolare Andrea che, con la sua naturalezza e sincerità, spontaneamente meravigliose, ha saputo coinvolgermi nel racconto del suo prodotto e dell’azienda. E’ un vignaiolo di quelli “veraci” ai quali piace stare più in vigna e sul trattore che nel jet set delle manifestazioni. La zona di produzione è quella dell’Oltrepò Pavese, quel territorio conosciuto dai “più” ma sconosciuto a molti, che produce da tempo ottime bollicine a volte troppo bistrattate rispetto ai nostrani giganti del settore (Franciacorta e Trento).

Parlare con Andrea è come calarsi in una dimensione fatta di estrema passione al lavoro e genuina spontaneità nel racconto della vita quotidiana in vigna. Ma anche di come si possano fare anche scelte che non seguano i dettami del marketing o del commercio a tutti i costi. Insomma, per farla breve. È una persona da conoscere.

Andrea Picchioni Profilo Brut Nature a Terre d'Italia

BRUT NATURE 2000

Non ce la faccio a resistere, a non raccontare fin da ora l’epilogo della degustazione. Annuncio che il Profilo è entrato di diritto nel podio delle mie bollicine preferite, è fantastico! Bene, ora che mi sono tolto il dente dell’ansia da prestazione posso passare a raccontarvi un pò di più. La prima cosa da dire è che ho bevuto un metodo classico del 2000 e sboccato poco tempo fa con quasi 15 anni sui lieviti. Pazzesco!

La composizione racconta di un 85% di Pinot Nero e un 15% di Chardonnay, quindi una percentuale che già mi fa impazzire vista la mia naturale preferenza per il Pinot Nero. Nella foto si dovrebbe vedere anche il bel giallo dorato, pieno e carico che ci ammicca appena versato nel bicchiere. Anche le bollicine sono ben presenti all’appello, fini e numerose nelle loro catenelle.

SI PREPARA A STUPIRE

Ma ora passiamo alle cose serie, sentiamolo al naso e in bocca questo Oltrepò Pavese! Non capita tutti i giorni di poter descrivere un prodotto che è rimasto per quasi 15 anni sui propri lieviti compiendo un percorso di evoluzione molto più lungo di moltissimi altri prodotti in commercio. Lo si percepisce subito al naso che ci sono delle cose “fuori scala”, in senso buono ovviamente. Tutti i classici riconoscimenti sono spostati verso l’alto, in competizione fra loro come in una gara a chi arriva prima sulla linea del traguardo. Non manca nulla e ogni famiglia di profumi ha un propria posizione. Frutti canditi, tostato carico di legno, miele, lieviti a non finire, mineralità importante, floreale appassito.

UNA GRANDE BOLLICINA DELL’ OLTREPÒ PAVESE

Ma il meglio arriva al palato perché è li che si fa la prova del 9 del cammino di evoluzione! Le bollicine entrano inglobate in una spuma finissima nella sua leggerezza, ma al tempo stesso croccanti e vive come se finalmente potessero liberarsi dal tappo dopo tutti quegli anni di costrizione forzata. Riempiono tutto il palato, lo avvolgono accarezzandolo con un movimento ondulato che va a riempire ogni cavità della bocca in modo perfettamente elegante come un moto ondoso leggero e controllato. Poi ci si accorge subito dei frutti canditi che hanno ricordi di miele ma senza snaturare l’essenza di Pas Dosè del Profilo. Sono agrumi che portano al ricordo di confettura ma che non nascondono anche le note di frutta secca, di legno, di cannella e tutto il bagaglio di spezie che arricchiscono l’insieme.

È UNA SORPRESA VERA

Sorprende l’equilibrio tra finezza e complessità e nessuna delle due prevale sull’altra se non in uno slancio temporaneo che poi si compensa con la risalita dell’antagonista. Sa essere ammaliante e piacevole alla beva nonostante una struttura di corpo che non lo fa passare inosservato. Infine tocca valori interessanti alla voce mineralità e sapidità. Lascia la bocca “sassosa e pietrosa” riportando al ricordo del suo territorio d’origine. Non male la freschezza che lascia in bocca, ovviamente meno spinta rispetto a prodotti “più facili” e con minor contatto con i lieviti. Complimenti Andrea e segui quanto ci siamo detti a Terre d’Italia. Grazie!

Kaltern Kellerei |Alto Adige/Südtirol |www.kellereikaltern.com

Lago di Caldaro Kaltern Kellerei a Terre d'Italia

Ho voluto inserire una foto del Lago di Caldaro e parla da sola riguardo allo spettacolo del paesaggio. Il Lago di Caldaro, inoltre, è parte integrante del microclima e contribuisce, con i propri influssi, alla coltivazione della vite. Quello che rende particolari le zone confinanti i laghi (vedi anche la Franciacorta o la zona del Lugana) sono le proprietà termo-regolatrici del clima in perfetta armonia con le esigenze delle piante di vite. Cosa caratterizza la Kaltern Kellerei?

E’ una cooperativa sociale nata nel 1992 che conta 400 soci conferitori di uve per un’estensione totale di circa 300 ettari e una produzione che nel 2016 dovrebbe sfondare ampiamente il traguardo delle 3 milioni di bottiglie. L’offerta commerciale prevede tre differenti linee di prodotto. Classici, Selezione e Cru con differenti approcci riguardo alla resa per ettaro e al numero di bottiglie prodotte. Passiamo ai vini degustati, tre campioni della linea SelezioniSono Kerner, Pinot Bianco e Gewürztraminer.

Kaltern Kellerei a Terre d'Italia

CARNED KERNER 2015

Al bel giallo paglierino con leggeri riflessi verdolini fa da contraltare un naso che è un bel mix tra un vegetale fresco e un giovane fruttato a polpa bianca. L’uvaggio è, ovviamente, 100% Kerner, un vitigno ormai considerato autoctono per la zona e che ha particolari caratteristiche aromatiche. L’olfatto ha accenni di agrumi fini e aromatici che danno sprint e che vanno di pari passo con un pizzico di cannella e noce moscata. Al palato i frutti sviluppano ancor di più la carica aromatica e sono frutti come albicocca, mela e mango. Possiede freschezza, una discreta spalla acida, un bel corpo e bella sapidità. Non male la persistenza che continua a farci sentire, per vari secondi, il fruttato unito al quel tocco di mineralità che asciuga il palato.

VIAL PINOT BIANCO 2015

La spinta del frutto è un pò più intensa che in un classico Pinot Bianco e ciò lo rende piacevole nonché differente dal comune. Il segreto del Pinot Bianco è quel bel legame che si crea tra i frutti ed i fiori. Qua avviene in modo elegante e fine col quel minimo di erbaceo in sottofondo che non guasta le feste. E’ un vino coerente perché anche al palato ha una particolare vivacità e per questo troviamo corrispondenza tra naso e palato. E’ deciso ma non invadente e riesce a far percepire l’equilibrio tra eleganza e forza. Porta freschezza, buona mineralità e quel tocco di agrumato al punto giusto che chiude il giro delle sensazioni. E’ un vino a tutto tondo, un pò “palestrato”, per essere un Pinot Bianco, e potrà ancora migliorare con qualche altro mese alle spalle in bottiglia.

CAMPANER GEWÜRZTRAMINER 2015

Chiudo la degustazione con il più aromatico dei tre, almeno sulla carta. In realtà è cosi anche alla prova dei fatti ma ha anche la particolarità di essere meno opulento di un classicheggiante Gewürztraminer. Ha maggiore eleganza a scapito di un’intensità meno invadente di quella classica pur mantenendo quel tocco di mineralità che serve a dargli una verve acida. Rende la bocca piena di frutti dolci come melone, mango e pesca aggiungendo una spiccata sapidità che arriva dopo qualche secondo per completare il quadro. E’ un vino che cerca di stare bilanciato tra le parti sapide/minerali con quelle date dal frutto. La freschezza è invitante per cui la beva è piacevole e non stucchevole come, almeno a mio giudizio, capita con altri vini simili.

CàMaiol | Lombardia | www.camaiol.it

Dopo il Vinitaly sono al secondo approccio con l’azienda e con i suoi prodotti, infatti chi volesse rileggere la degustazione del Fabio Contato Bianco Lugana 2012 può trovare qua l’articolo. A Terre d’Italia mi sono concentrato sulla variante “rossa” del Fabio Contato. Vediamo se è allo stesso livello dell’omonimo bianco.

CÀMAIOL FABIO CONTATO GARDA CLASSICO ROSSO 2010

Diciamo subito che anche il Garda Rosso della linea Fabio Contato non sfigura e resta su alti livelli di qualità. E’ figlio di un blend di quattro uve che fanno una specie di “giro d’Italia” dei vitigni. Infatti all’autoctono Groppello si aggiungono il Marzemino che guarda anche al Trentino. Ma anche  Barbera di nobili origini piemontesi ed il Sangiovese che sa di colline toscane e fama mondiale. Di alto lignaggio è anche l’affinamento. 24 mesi in barriques di rovere con altri 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Adesso che abbiamo completato il riscaldamento passiamo alla degustazione!

Cà Maiol Fabio Contato Rosso a Terre d'Italia

L’annata 2010 riportata in etichetta lascia presagire un bel percorso di evoluzione e ciò si intuisce fin dal colore, rosso rubino vivo e carico con leggeri contorni granati. Al naso ha una buona potenza olfattiva ma anche complessa in quanto ha più sfaccettature tutte legate finemente. Sono predominanti i frutti rossi e neri come mora, ribes e prugna ma anche lo stato evolutivo non è da meno. Porta alla ribalta tutto ciò che il vino ha maturato nel corso di questi anni. Liquirizia, leggero tabacco, cacao in polvere e quella caratteristica nota tostata che gli conferisce struttura e corpo anziché pesantezza.

CHE GRANDE STRUTTURA E PERSONALITÀ

Anticipa la nota minerale con un tocco di pietra focaia al naso mentre riempie la bocca di frutti al limite del macerato e della confettura con pienezza ma anche quel pizzico di ricordo dolce che facilita la beva. E’ un vino che ha corpo e grande struttura ma senza abbandonare le voglie di rotondità e morbidezza che lo caratterizzano. Si sente anche la forza delle spezie come chiodi di garofano e cumino senza dimenticare quel tocco di balsamico che riporta al percorso evolutivo che ha dato del proprio al carattere del vino.

Il tannino invece? E’ un elemento che non stona nell’insieme perchè svolge il proprio ruolo da co-protagonista senza eccessi o invasioni nell’equilibrio. Asciuga il palato, si fa presente ma lo fa senza snaturare l’armonia degli elementi. Per finire la persistenza dura per molti secondi. Si prende la responsabilità di farci rivivere in bocca il ricordo fruttato che dà piacevolezza e voglia di un altro assaggio. Dopo il Lugana Bianco anche questo Rosso tiene alta la media. Bravi!

Azienda agricola Negro Angelo | Piemonte | www.negroangelo.it

Quando si parla di Piemonte non si può fare a meno di entrare a contatto con famiglie che hanno nelle vene decenni o, addirittura, secoli di sangue a contatto con l’agricoltura e il vino. E’ il caso della famiglia Negro di cui si sono rinvenute notizie a partire dal 1670 nel territorio del Roero. Ho avuto modo di conoscere Giuseppe, accorato e dedito alla giusta promozione del territorio di origine e della produzione famigliare. Parlando di numeri. 100 ettari di proprietà di cui 64 coltivati a vigneto e primo produttore, nel 1971, a produrre Roero Arneis secco.

ANGELIN LANGHE NEBBIOLO 2014

Negro Angelo vini a Terre d'Italia

Il Langhe Nebbiolo lo si potrebbe definire come il vestito da tutti i giorni del Nebbiolo. È un vitigno di “origine nobile” che ben si adatta alla produzione di molteplici tipologie di vino, più o meno pregiate. In questa versione è vinificato con lo scopo di creare un vino abbastanza fresco e di facile beva. Non si cercano le complessità e finezze di un Barbaresco o Barolo di cui mantiene, però, il tipico tono rosso rubino scarico di colore.

Al naso il fruttato è leggermente chiuso. Si apre al palato portando una bella carica di frutti di bosco come mora e ribes. Si sente anche il floreale dato dalla viola mentre il tannino è carico, forte ma lascia la bocca pronta per il nuovo assaggio con giusta freschezza. E’ in linea con l’affinamento visto che l’80% delle uve viene vinificato in acciaio e solo il 20% fa botte grande.

PRACHIOSSO ROERO 2013

Qua si cambio passo e si entra nel territorio della tradizione piemontese. E’ una selezione di un singolo vigneto caratterizzato da un terreno composto da sabbia, conchiglie e calcare. Cambia anche l’affinamento. Passa a 22 mesi in botte e barriques per cui con tendenza ben diversa sia al naso che al palato. Nonostante sia ancora giovane è già elegante e fine nell’approccio. È anche complesso nonostante possa ancora migliorare con qualche anno sulle spalle. Frutti in abbondanza come ciliegia e lampone, spezie leggermente piccanti, buona mineralità. Ma anche quel tocco di tostato con accenni di inizio di balsamico che non guastano.

In bocca riesce a presentare come protagonista la tendenza alla macerazione dei frutti ma non nasconde la sapidità e la giusta carica tannica. Il tannino ha la giusta forza da asciugare il palato pur rimanendo fine e senza eccessi o scadere nell’eccessiva astringenza. Come morbidezza il livello è gia interessante nonostante sia ancora giovane ma in linea con la tipologia. La persistenza è valida, abbastanza lunga e si porta dietro in lunghezza sapidità e frutto.

HO FATTO ANCHE VISITE FUGACI

Queste sono le visite fatte con maggiore cura e tempo ai vari stand dei produttori. E’ stata una giornata passata anche in compagnia di altri amici degustatori. Ci siamo divertiti anche a passare in rassegna altri nomi, non con meno cura, ma un pò meno attenzione tecnica. Ecco altri nomi e i vini, comunque, che mi hanno lasciato un bel ricordo.

Terlan | Alto Adige/Südtirol | www.cantina-terlano.com

Cantina Terlano a Terre d'Italia

TERLANER 2015

60% Pinot Bianco, 30% Chardonnay e 10% Sauvignon in un mix che concede una bella complessità olfattiva. Si possono individuare sia il carico di frutti a polpa bianca come mela e pesca, un briciolo di erbaceo verde ma non troppo puntato sul vegetale. E’ abbastanza fine al naso così come si fa notare per mineralità. Al palato si ritrovano tutte le note tipiche dei vari vitigni. Erbaceo e aromi del Sauvignon, una discreta morbidezza e “grassezza” data dallo Chardonnay e quel tocco di eleganza e finezza del Pinot Bianco che non guastano mai. Il palato alla fine resta fresco e con buona salivazione che anticipa il residuo salino che allunga la persistenza. Particolare non di poco conto. È il vino storico dell’azienda prodotto dal lontano 1893.

WINKL SAUVIGNON 2015

Anche qua siamo di fronte a un caposaldo aziendale, dal 1956, e che rappresenta un’espressione tipica della zona di origine. Non è un segreto che il Sauvignon abbia trovato una dimora ideale in Alto Adige portandosi su livelli di assoluto pregio. Ha un bel carico di frutti come albicocca e pesca mentre il taglio vegetale è meno spinto del solito. E’ interessante la mineralità che porta in dote e che riesce ad amalgamare un pò tutte le altre sensazioni. In bocca è coerente e in linea con quanto espresso al naso. Ha una giusta persistenza e lascia il palato con un giusto bilanciamento tra sapidità, frutto e tocco minerale.

Sordo Giovanni | Piemonte | www.vinisordo.it

Sordo Giovanni Alta Langa a Terre d'Italia

Altra azienda storica del Piemonte con 100 anni di storia e grande attenzione alle produzioni di Barolo e Barbaresco. Possiede 53 ettari vitati distribuiti nelle sottozone clou delle Langhe. Visita particolare in quanto, con tutta questa varietà, ho degustato una bollicina. Ma ero ancora all’inizio delle giornata e ho seguito la scaletta di degustazione.

ALTA LANGA 2010

Uvaggio all’80% di Chardonnay e 20% di Pinot Nero con sosta di 30 mesi sui lieviti. Si mostra in un bel giallo dorato abbastanza carico mentre al naso è evidente il dualismo tra lieviti con note tostate abbastanza evidenti oltre ai frutti agrumati che virano verso un fine candito. La spuma di bollicine è soffice e si allarga bene nel palato portando un freschezza interessante. E’ anche minerale e sapido esprimendosi in modo coerente tra olfatto e palato. Lascia un finale di bocca leggermente amaricante in cui si percepisce il ricordo del candito di agrumi, il tostato di frutta secca e la crosta di pane. Un bel prodotto che esprime qualità nascoste di una zona prettamente vocata alla produzione di vini rossi di alto lignaggio.

SALUTI FINALI A TERRE D’ITALIA 2016

Infine segnalo altre aziende che ho avuto il piacere di degustare come Roagna con i suoi Barbaresco Paje 2010 Barolo Pira 2010 oppure la Cantina della Volta con la gamma di Lambruco Metodo Classico che ha del sorprendente per grana di bollicine e varietà dei sentori.

Finisco ringraziando l’organizzazione dell’Acquabuona e tutti i produttori presenti che hanno deliziato gli astanti con i loro vini. Ci vedremo il prossimo anno, passando prima per Terre di Toscana! Grazie

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

20 Maggio 2016. © Riproduzione riservata

 

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